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Clima che cambia e imprese chiamate a guidare la transizione

Istituzioni, imprese, cittadini e comunità devono prendere piena consapevolezza della necessità di adattarsi a un processo ambientale ormai evidente e mettere in campo azioni concrete, coordinate e tempestive. Il 2026 sembra essere l’anno in cui abbiamo finalmente compreso che qualcosa sta cambiando in profondità. Gli effetti del cambiamento climatico entrano ormai nella vita quotidiana dei territori e nelle dinamiche economiche, incidendo sulla produzione, sulle infrastrutture, sulla logistica, sull’agricoltura, sul turismo e sulla qualità della vita. Giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo mai registrato a livello globale e il più caldo della serie storica nell’Europa occidentale. Al di là dei numeri, la domanda più importante riguarda ciò che siamo capaci di fare davanti a questa trasformazione. Ed è qui che il ruolo delle imprese diventa centrale.

Le imprese come protagoniste della transizione

L’impresa può diventare uno dei principali promotori della transizione ecologica e sociale grazie alla propria capacità organizzativa, alle competenze, alle tecnologie, al capitale e alle relazioni con fornitori e territori. Quando un’azienda introduce criteri ambientali nella propria filiera, investe nell’efficienza energetica, riduce i consumi idrici o integra gli ESG nelle decisioni strategiche, l’effetto supera il perimetro aziendale e si estende alla catena del valore. Per questo considero l’impresa una componente essenziale della resilienza territoriale. La sostenibilità aziendale raggiunge la sua espressione più evoluta quando contribuisce alla sostenibilità dell’ecosistema nel quale l’impresa opera.

Le Società Benefit raccontano un cambiamento già in corso

Un segnale importante arriva dalle Società Benefit. Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Società Benefit promosso dalla Camera di commercio di Brindisi-Taranto insieme a InfoCamere, al 30 giugno 2026 in Italia risultano 5.968 Società Benefit, con una crescita del 15,64 per cento su base annua. Queste imprese generano complessivamente 71,37 miliardi di euro di valore della produzione e occupano oltre 259 mila persone. Tra queste, 988 sono imprese femminili. Sono numeri che raccontano qualcosa di più rispetto alla crescita di una forma societaria. Raccontano l’evoluzione dell’idea stessa di impresa. Quasi seimila aziende hanno scelto di integrare finalità di beneficio comune insieme agli obiettivi economici.

A mio avviso, è proprio questa la direzione più interessante. Sostenibilità, competitività, innovazione e qualità del lavoro possono diventare parti della stessa strategia aziendale.

ESG, trasparenza e bilanci di sostenibilità

Dentro questa evoluzione assume un ruolo crescente la trasparenza. Rendicontazione ESG e bilanci di sostenibilità possono diventare veri strumenti di governo dell’impresa. Misurare consumi energetici, emissioni, utilizzo dell’acqua, gestione dei rifiuti, qualità dell’occupazione e impatti sulla comunità permette di trasformare principi generali in informazioni utili alle decisioni. Il dato genera conoscenza, la conoscenza orienta le scelte e le scelte possono produrre trasformazione. Un bilancio di sostenibilità può quindi aiutare l’impresa a individuare fragilità, programmare investimenti, definire obiettivi e misurare i risultati. In questa prospettiva la sostenibilità diventa anche capacità di anticipazione rispetto ai rischi climatici, ambientali e sociali.

Dalla sostenibilità dell’impresa alla sostenibilità del territorio

Le imprese vivono dentro i territori. Utilizzano infrastrutture, energia, acqua, capitale umano e competenze e, allo stesso tempo, producono occupazione, innovazione, investimenti e relazioni economiche. Nel lavoro che porto avanti insieme ai membri dell’Osservatorio degli ESG dei territori parto proprio da questa convinzione. Occorre mettere in relazione i dati delle imprese con quelli ambientali, sociali ed economici delle comunità nelle quali operano. Le amministrazioni pubbliche possono utilizzare questi dati per orientare politiche e investimenti, le università possono produrre ricerca e competenze, le imprese possono innovare e le comunità contribuire alla definizione delle priorità. È così che la sostenibilità può diventare una vera strategia territoriale.

Più alberi nelle città e il contributo delle imprese

Tra le azioni più concrete per aumentare la resilienza urbana considero particolarmente importante la piantumazione di alberi e la creazione di infrastrutture verdi. Gli alberi possono contribuire a ridurre le isole di calore, aumentare le aree ombreggiate, migliorare la qualità degli spazi pubblici e favorire una migliore gestione delle acque meteoriche. Anche le imprese possono fare la propria parte finanziando programmi di forestazione urbana, contribuendo alla riqualificazione di aree degradate e collaborando con amministrazioni, università e associazioni. Il punto decisivo riguarda la qualità dell’intervento. Piantare alberi significa scegliere specie adatte, garantire manutenzione e inserire ogni iniziativa dentro una strategia urbana di lungo periodo. Per una Società Benefit, un progetto di forestazione urbana può diventare parte concreta del beneficio comune. Per un’impresa che adotta criteri ESG può rappresentare un intervento territoriale misurabile.

E poi c’è la politica

Dentro questa riflessione esiste inevitabilmente anche una responsabilità della politica. Le imprese possono accelerare il cambiamento, mentre la trasformazione diventa sistemica quando esiste una visione pubblica capace di creare condizioni favorevoli, indirizzare gli investimenti e mettere in relazione soggetti diversi. La politica deve assumere una funzione di regia e costruire strategie di medio e lungo periodo su transizione energetica, acqua, rigenerazione urbana, mobilità, innovazione e sviluppo delle imprese. Anche gli ESG territoriali possono offrire un contributo importante, perché permettono di conoscere meglio fragilità, opportunità e differenze tra territori e di utilizzare i dati come strumenti di programmazione.

In questa direzione si inserisce anche l’idea della European ESG Company, o EEC Company, che porto avanti a livello europeo. La proposta immagina un modello giuridico volontario di impresa sostenibile valido su scala paneuropea, facilmente riconoscibile e capace di dare una precisa identità alle aziende che scelgono di integrare criteri ambientali, sociali e di governance nella propria strategia. Sul piano funzionale il riferimento parte dall’esperienza italiana delle Società Benefit, ampliandone la prospettiva alla dimensione del mercato unico europeo.

Credo che una EEC Company possa rappresentare anche uno strumento di politica industriale europea. Un modello comune potrebbe rafforzare la riconoscibilità delle imprese sostenibili nelle filiere internazionali, favorire un linguaggio condiviso tra i 27 Stati membri e rendere sostenibilità e trasparenza elementi di competitività e attrattività del sistema produttivo europeo. In questa prospettiva, ESG territoriali, Società Benefit ed European ESG Company diventano parti di una stessa visione nella quale politica, impresa e territorio concorrono alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo. La sostenibilità può diventare così una vera politica industriale e territoriale, capace di generare nuovi mercati, nuove competenze e nuova occupazione.

Il tempo delle scelte riguarda tutti

Il cambiamento climatico riguarda contemporaneamente ambiente, economia e società. Il tempo delle sole analisi è finito. È il momento delle scelte, delle responsabilità e delle azioni. Le quasi seimila Società Benefit presenti in Italia mostrano che una parte del sistema produttivo ha già iniziato a muoversi verso una concezione più ampia dell’impresa. Trasparenza, ESG, bilanci di sostenibilità, Società Benefit, innovazione ed economia civile possono diventare elementi di una nuova infrastruttura economica e sociale. La vera sfida consiste nel passare dall’impresa che cerca di essere sostenibile all’impresa che contribuisce a rendere sostenibile il territorio nel quale opera. È su questa capacità di costruire un’alleanza tra imprese, istituzioni, politica e comunità che si giocherà una parte importante della resilienza e della competitività dei nostri territori nei prossimi anni.

Dalla riflessione all’azione

La sostenibilità acquista valore quando entra nelle decisioni, nei modelli di business e nella capacità dell’impresa di generare impatto positivo sul territorio. ESG, rendicontazione, Società Benefit e innovazione possono diventare strumenti concreti per costruire organizzazioni più resilienti, trasparenti e competitive.

Proprio in coerenza con la propria natura di Società Benefit e con gli obiettivi di beneficio comune che ne orientano l’attività, ESG Italia SB mette a disposizione delle imprese una la consulenza gratuita per l’individuazione degli obiettivi d’impatto. Un momento di confronto pensato per aiutare aziende e organizzazioni a comprendere il proprio livello di maturità sui temi ESG, valutare percorsi di rendicontazione, approfondire il modello Società Benefit e individuare possibili strategie di sostenibilità e innovazione.

È un modo concreto per diffondere cultura della sostenibilità e accompagnare le imprese verso modelli capaci di generare valore economico, sociale e ambientale.

Richiedi una prima consulenza gratuita con ESG Italia SB e valuta il percorso più adatto alla tua impresa.

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  • Docente di Geografia Economica presso l’Università del Salento. Presidente dell’Associazione Next Eu e Direttore Scientifico dell'Osservatorio ESG dei Territori

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Marco Sponziello

Docente di Geografia Economica presso l’Università del Salento. Presidente dell’Associazione Next Eu e Direttore Scientifico dell'Osservatorio ESG dei Territori

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