L’Italia ha mancato la scadenza del 29 maggio per il recepimento della direttiva europea Case Green, conosciuta anche come EPBD IV, il quadro normativo che orienta gli Stati membri verso la neutralità climatica del patrimonio edilizio. Il ritardo italiano apre una fase delicata per la politica energetica nazionale, poiché il tema della riqualificazione degli edifici riguarda famiglie, imprese, pubbliche amministrazioni, filiere industriali e obiettivi climatici europei. La mancata attuazione nei tempi previsti si inserisce in un contesto già segnato da adempimenti europei accumulati e da una programmazione ancora fragile sul futuro dell’efficienza energetica degli immobili.
Il nodo del piano nazionale di ristrutturazione
La Commissione europea aveva già richiamato l’Italia per la mancata consegna del National Building Renovation Plan, lo strumento strategico destinato a definire la traiettoria nazionale di ristrutturazione del patrimonio edilizio pubblico e privato. Il piano avrebbe dovuto indicare interventi, priorità, tappe intermedie e risorse utili per raggiungere gli obiettivi al 2030 e al 2035. Il ritardo normativo blocca quindi la costruzione di una strategia chiara, capace di orientare investimenti, incentivi, tecnologie, competenze professionali e politiche territoriali.
Efficienza energetica e obiettivi europei al 2030
La direttiva europea sulle Case Green chiede agli Stati membri una riduzione del consumo medio di energia primaria pari al 16 per cento entro il 2030 e compresa tra il 20 e il 22 per cento entro il 2035. Una quota rilevante dei risparmi energetici dovrà arrivare dagli immobili con le prestazioni peggiori, vale a dire quelli più energivori e meno efficienti. Per l’Italia questa sfida assume una portata strutturale, poiché il patrimonio edilizio nazionale presenta un’età media elevata, una forte dispersione energetica e una grande varietà di condizioni tecniche tra aree urbane, borghi, periferie e territori interni.
Il peso degli edifici in classe F e G
I dati ufficiali Enea e Ct indicano che il 45,3 per cento degli edifici residenziali italiani si colloca nelle classi energetiche F e G, le meno efficienti del sistema di classificazione. La concentrazione degli immobili più energivori risulta particolarmente significativa nelle regioni centro settentrionali, dove il fabbisogno energetico per riscaldamento e raffrescamento pesa in modo rilevante sui consumi delle famiglie. Il divario rispetto ai target europei appare ampio, anche perché circa il 70 per cento delle abitazioni italiane consuma tra cinque e dieci volte in più rispetto a un immobile in classe energetica superiore.
Riqualificazione edilizia e sostenibilità sociale
La transizione energetica degli edifici rappresenta una leva centrale per ridurre emissioni, consumi e costi energetici, ma anche per migliorare qualità abitativa, salute, sicurezza e valore patrimoniale degli immobili. La direttiva Case Green apre quindi una questione ambientale, economica e sociale insieme. Servono strumenti accessibili, regole stabili, incentivi mirati e una governance capace di accompagnare cittadini e imprese in una trasformazione complessa. Senza una pianificazione credibile, il rischio riguarda il rallentamento degli investimenti, la perdita di competitività della filiera edilizia e l’aumento delle disuguaglianze energetiche.
La sfida italiana per la transizione degli edifici
Il ritardo dell’Italia sulla direttiva Case Green evidenzia l’urgenza di una strategia nazionale più solida per la decarbonizzazione del patrimonio immobiliare. La riqualificazione energetica degli edifici può diventare un motore di innovazione, lavoro qualificato, sostenibilità urbana e sicurezza energetica. Per raggiungere questo obiettivo occorre trasformare l’adeguamento europeo in una politica industriale e sociale di lungo periodo, capace di unire efficienza, equità e competitività.

