Le medie imprese italiane continuano a investire sulla doppia trasformazione digitale e ambientale. Tra il 2026 e il 2028 il 76% prevede investimenti nel digitale e il 73% punta sulla transizione green.
I numeri mostrano un orientamento piuttosto netto del sistema produttivo. Tecnologia, riduzione dei consumi, decarbonizzazione e gestione dei dati entrano sempre più spesso nelle decisioni aziendali. In molti casi questi interventi incidono direttamente anche sulle performance ESG.
ESG significa Environmental, Social and Governance e indica i tre ambiti ambientale, sociale e di governo societario utilizzati per leggere il comportamento e le performance di un’organizzazione.
Le indicazioni arrivano dal report sulle medie imprese italiane realizzato da Area Studi Mediobanca, Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne e Unioncamere.
Digitale e green restano tra le priorità
Il 76% delle medie imprese italiane prevede investimenti digitali entro il 2028. Sul fronte ambientale la quota raggiunge il 73%.
Il ritmo appare leggermente più contenuto rispetto al triennio precedente. Tra il 2023 e il 2025 gli investimenti digitali avevano interessato l’84% delle medie imprese e quelli green il 77%.
La propensione a investire rimane comunque molto più alta rispetto alla media delle PMI italiane. Nei prossimi tre anni il 47% delle piccole e medie imprese prevede investimenti nel digitale e il 46% nella sostenibilità ambientale.
La differenza racconta molto della capacità organizzativa delle aziende. Una struttura più solida permette di programmare interventi tecnologici, energetici e ambientali con una prospettiva pluriennale e di inserirli dentro una gestione ESG più articolata.
Digitalizzare un processo produttivo, per esempio, può significare raccogliere dati più precisi sui consumi. Migliorare un impianto può ridurre energia utilizzata ed emissioni. Ripensare materiali e scarti può avvicinare l’impresa ai principi dell’economia circolare.
Digitale, green ed ESG finiscono così per intrecciarsi nello stesso progetto industriale.
Tre imprese su quattro trovano ostacoli
La volontà di investire deve però confrontarsi con difficoltà molto concrete.
Tre medie imprese su quattro dichiarano almeno un ostacolo nella realizzazione degli investimenti dedicati alla digitalizzazione e alla sostenibilità ambientale.
Il problema più citato riguarda gli elevati costi iniziali, indicati dal 41,2% delle imprese. L’incertezza normativa pesa sul 34%, mentre il 32,5% deve destinare risorse verso altre priorità aziendali.
| Fattore che limita gli investimenti | Medie imprese |
|---|---|
| Costi iniziali elevati | 41,2% |
| Incertezza normativa | 34% |
| Altre priorità aziendali | 32,5% |
| Carenza di competenze interne e manageriali | 25,3% |
Il dato sulle competenze merita particolare attenzione. Il 25,3% delle imprese segnala difficoltà legate alla disponibilità di conoscenze interne e manageriali adeguate.
Comprare una tecnologia rappresenta infatti soltanto una parte del percorso. Occorre capire quale soluzione adottare, quali processi modificare, quali dati raccogliere e come misurare i risultati ottenuti.
Lo stesso vale per gli ESG. La raccolta di indicatori ambientali, sociali e di governance acquista valore quando diventa parte delle decisioni aziendali e degli investimenti.
Le imprese cercano competenze esterne
La necessità di competenze specialistiche spiega anche il crescente utilizzo della consulenza.
Il 73,9% delle medie imprese che investono in tecnologie digitali e green utilizza società di consulenza o consulenti privati. Il 53,3% coinvolge fornitori e clienti, mentre il 15,9% ricorre al supporto di realtà territoriali come Camere di commercio e associazioni di categoria.
È un passaggio interessante perché la trasformazione aziendale richiede ormai professionalità diverse.
Tecnologia, energia, economia circolare, dati, processi produttivi, competenze delle persone e criteri ESG finiscono spesso dentro lo stesso progetto.
Un sistema digitale per il monitoraggio energetico, per esempio, produce dati utilizzabili anche per misurare le performance ambientali. Un intervento di economia circolare può ridurre materie prime utilizzate e rifiuti generati. L’automazione di una linea produttiva può modificare consumi, produttività e competenze richieste ai lavoratori.
ESG Italia Società Benefit affianca imprese e organizzazioni proprio nella costruzione di questi percorsi, lavorando su innovazione tecnologica, ESG, economia circolare, tecnologie abilitanti e transizione green.
L’obiettivo è collegare gli investimenti alle esigenze reali dell’impresa e trasformare tecnologia e sostenibilità in risultati misurabili.
Crescono gli investimenti nelle tecnologie Net-Zero
Tra i dati più interessanti emerge la crescita delle tecnologie Net-Zero.
Net-Zero indica una condizione nella quale le emissioni di gas serra prodotte vengono ridotte fino a raggiungere un bilancio netto prossimo allo zero.
Nel periodo 2026-2028 il 41% delle medie imprese italiane prevede di investire in tecnologie dedicate alla transizione verde e alla decarbonizzazione. Nel triennio precedente la percentuale era pari al 39,8%.
Il dato si muove quindi in controtendenza rispetto al leggero rallentamento generale degli investimenti green.
Le imprese iniziano a guardare con maggiore attenzione a impianti ad alta efficienza energetica, elettrificazione dei processi, energie rinnovabili, recupero delle risorse, sistemi di controllo dei consumi e tecnologie capaci di abbattere le emissioni.
Tutti interventi strettamente collegati alla E degli ESG, quella relativa alla dimensione Environmental.
Il digitale diventa uno strumento per gli ESG
La relazione tra tecnologia e sostenibilità diventa ancora più evidente osservando l’evoluzione della gestione dei dati.
Sensori IoT, intelligenza artificiale, cloud, automazione e piattaforme digitali permettono di raccogliere informazioni sui processi produttivi con una precisione che pochi anni fa era molto più difficile da ottenere.
IoT significa Internet of Things, Internet delle Cose. Sono dispositivi, macchinari e sensori collegati alla rete capaci di raccogliere e scambiare informazioni.
Un sensore può rilevare quanta energia utilizza una macchina. Un software può individuare consumi anomali. Una piattaforma può aggregare i dati ambientali provenienti da più sedi. Sistemi digitali possono registrare quantità di materie prime, scarti prodotti, emissioni e performance degli impianti.
Queste informazioni possono alimentare indicatori ESG e aiutare l’impresa a capire dove intervenire.
La digitalizzazione diventa quindi anche uno strumento di misurazione della sostenibilità.
Governance e competenze pesano sulla doppia transizione
Dentro la trasformazione delle medie imprese c’è anche la G degli ESG, quella della Governance.
Investimenti con ritorni distribuiti nel tempo richiedono capacità di programmazione, competenze manageriali e sistemi decisionali capaci di leggere insieme costi, produttività, energia, tecnologia e impatti ambientali.
La governance determina quali investimenti partono, quali rimangono sulla carta e quali riescono realmente a produrre risultati.
Anche la componente Social entra direttamente nel processo.
Nuovi impianti, automazione, intelligenza artificiale e sistemi digitali cambiano mansioni e competenze. Formazione e aggiornamento professionale diventano quindi una parte concreta della trasformazione aziendale.
È uno dei motivi per cui digitale, green ed ESG stanno progressivamente diventando tre parti della stessa evoluzione industriale.
Dal progetto all’investimento concreto
I numeri sulle medie imprese italiane mostrano una forte disponibilità a investire, insieme a problemi altrettanto concreti legati a costi, norme e competenze.
Il passaggio decisivo consiste nel trasformare le intenzioni in progetti con obiettivi chiari.
Prima di acquistare una tecnologia può essere utile analizzare consumi, processi e dati disponibili. Prima di avviare un percorso ESG serve individuare gli indicatori realmente collegati all’attività aziendale. Prima di intervenire sulla transizione green occorre capire dove si concentrano energia, emissioni, materie prime e sprechi.
È su questo terreno che consulenza tecnologica e consulenza ESG possono lavorare insieme.
ESG Italia Società Benefit supporta imprese e organizzazioni nella progettazione di interventi dedicati a innovazione tecnologica, ESG, transizione green, economia circolare e tecnologie abilitanti.
Per approfondire i servizi e valutare un percorso costruito sulle esigenze della propria organizzazione è possibile consultare ESG Italia Società Benefit su www.esgitalia.it.
Fonti: Unioncamere, comunicato stampa del 5 agosto 2026, Entro il 2028 il 76% delle medie imprese investirà in digitale e il 73% in green. Area Studi Mediobanca, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione, governance, capitale umano e geopolitica, 2026.

