L’Italia apre una fase nuova per la tutela del Made in Italy artigianale e industriale. Il Decreto legislativo 2 aprile 2026, n. 51, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 aprile 2026 ed efficace dal 7 maggio 2026, adegua l’ordinamento italiano al Regolamento UE 2023/2411 sulle indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali. Si tratta di un passaggio atteso da anni, capace di portare dentro un quadro europeo produzioni simboliche come il vetro di Murano, le ceramiche di Caltagirone e Vietri, i cammei e le lavorazioni in corallo di Torre del Greco, i pizzi, i tessuti, la porcellana, il cuoio, la pietra naturale e altri saperi produttivi legati ai territori.
Dal prodotto tipico all’asset territoriale
La nuova IGP artigianale e industriale va letta come un vero titolo di proprietà industriale valido in tutta l’Unione europea. La protezione riguarda prodotti con un legame forte con un luogo, una regione o un Paese, con qualità, reputazione o caratteristiche attribuibili all’origine geografica e con almeno una fase produttiva realizzata nell’area delimitata. Questa impostazione trasforma la tradizione produttiva in un asset competitivo, utile per rafforzare identità, tracciabilità, reputazione e posizionamento sui mercati nazionali e internazionali.
Il legame con finanza agevolata e sviluppo locale
Per imprese, consorzi, associazioni di produttori, enti locali e professionisti della finanza agevolata, la riforma introduce una leva strategica. Una IGP registrata può sostenere percorsi di valorizzazione del Made in Italy, internazionalizzazione, promozione territoriale, digitalizzazione delle filiere, aggregazione produttiva e accesso a programmi regionali o fondi europei. Il ruolo delle Regioni nella fase istruttoria nazionale rafforza il collegamento tra tutela giuridica, politiche industriali e sviluppo locale, con effetti particolarmente rilevanti per aree ricche di patrimonio artigianale e ancora fragili sul piano della capacità organizzativa.
Domande, disciplinare e passaggi operativi
Il procedimento richiede preparazione tecnica. Le domande vengono depositate tramite il portale telematico della DGPI UIBM e devono contenere un disciplinare di produzione, un documento unico e la documentazione di accompagnamento. Dopo l’esame nazionale e l’eventuale fase di opposizione, la domanda viene trasmessa all’EUIPO, competente per la decisione a livello europeo. Il disciplinare diventa quindi il cuore della strategia, perché definisce origine, caratteristiche, materie prime, metodi produttivi e regole di conformità.
La finestra temporale da presidiare
Il calendario impone attenzione. Il sistema europeo per le indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali consente la presentazione delle domande dal 1 dicembre 2025, mentre i regimi nazionali preesistenti saranno progressivamente sostituiti dal nuovo quadro europeo entro il 2 dicembre 2026. Questa scadenza rende urgente una mappatura delle produzioni già tutelate, delle denominazioni territoriali più esposte e delle filiere mature per un percorso di registrazione.
La strategia da costruire ora
La riforma sulle IGP artigianali e industriali segna un cambio di paradigma per il Made in Italy. La protezione giuridica diventa infrastruttura economica, strumento di politica industriale e leva di sostenibilità territoriale. Chi rappresenta una produzione tipica dovrebbe avviare subito un lavoro su governance, disciplinare, perimetro geografico, soggetti aderenti, controlli e opportunità di finanziamento. La vera sfida sarà trasformare la tutela in crescita, occupazione qualificata, reputazione internazionale e valore stabile per i territori.

