di Oliviero Casale, componente del CtS Next EU Association e consigliere della Fondazione Communia
Il primo agosto 2025 la Commissione Europea ha aperto la consultazione pubblica sul futuro Circular Economy Act, un passaggio che si inserisce in un processo più ampio di trasformazione economica e industriale. Questa iniziativa non è isolata, ma si colloca nel quadro strategico del paradigma Industry 5.0, che l’Unione Europea ha assunto come riferimento per orientare la transizione industriale verso modelli più resilienti, rigenerativi e centrati sul benessere collettivo.
Il documento Industry 5.0: A Transformative Vision for Europe, elaborato dall’ESIR e dalla DG Research & Innovation, evidenzia che l’industria europea deve diventare l’attore principale di una trasformazione sistemica. Non si tratta soltanto di migliorare l’efficienza dei processi produttivi, come avveniva con Industry 4.0, ma di incorporare nelle catene del valore i principi della rigenerazione, della circolarità by design, della resilienza antifragile e della centralità della persona e del bene comune.
Il Circular Economy Act rappresenta un tassello di questa visione. L’obiettivo di raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030 e di creare un mercato unico per le materie prime secondarie non è solo un traguardo ambientale, ma anche una condizione essenziale per costruire un’industria meno fragile e più autonoma, capace di resistere a shock esterni e di trasformarli in opportunità di innovazione. È questa la sostanza dell’antifragilità applicata alle politiche industriali, concetto ripreso anche nella UNI/PdR 155:2023 come elemento costitutivo di Industry 5.0.
La normazione tecnica internazionale offre il supporto operativo a questa trasformazione. La serie ISO 59000 fornisce un quadro di principi e strumenti per l’economia circolare. La ISO 59004 definisce visione, principi e terminologia; la ISO 59010 supporta le organizzazioni nei percorsi di transizione e nella riprogettazione dei modelli di business; la ISO 59020 propone criteri e indicatori per misurare le prestazioni di circolarità, allineandole agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. L’integrazione di queste norme nel futuro atto europeo non solo garantirà coerenza metodologica e comparabilità dei dati, ma rafforzerà il ruolo dell’Europa come leader globale nella definizione di standard per la sostenibilità.
Il nesso con Industry 5.0 è evidente. Nel modello proposto dalla Commissione Europea e recepito dalla normazione tecnica italiana con la UNI/PdR 155:2023, l’industria del futuro deve essere rigenerativa, responsabile a livello di ecosistema, decentralizzata, digitale con finalità chiare e misurata attraverso metriche che valorizzano il capitale naturale e sociale. In questo senso, il Circular Economy Act si configura come strumento normativo che concretizza la dimensione circolare e rigenerativa del nuovo paradigma industriale, traducendo visione e principi in regole comuni, mercati integrati e incentivi alla trasformazione.
Accanto alla cornice normativa e politica, emerge il tema delle competenze. La transizione verso l’economia circolare non potrà essere realizzata senza professionisti capaci di gestire la complessità e di integrare dimensioni tecniche, organizzative e sociali. Tra le figure emergenti si afferma il Circular Economy Advisor, che può diventare uno snodo fondamentale per imprese, pubbliche amministrazioni e comunità locali. Il suo compito è accompagnare i processi di transizione, favorire l’applicazione delle norme ISO, valutare i benefici lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti e attivare percorsi di innovazione sistemica in ottica Industry 5.0.
Il Circular Economy Act non va quindi letto come una legge a sé stante, ma come parte integrante di un disegno più ampio che intreccia Green Deal, Patto per l’industria pulita, Bussola per la competitività e soprattutto Industry 5.0. Si tratta di una visione che vede la circolarità non come un correttivo ambientale, ma come un principio rigenerativo di sistema, capace di generare valore economico, sociale e ambientale insieme. È una prospettiva di bene comune, in cui le risorse non sono solo beni di mercato, ma elementi vitali da custodire, condividere e rigenerare.
In questa cornice, la consultazione pubblica avviata fino al sei novembre 2025 assume un significato politico e culturale che va oltre la dimensione procedurale. È un invito a co-progettare l’industria e l’economia del futuro, secondo un modello che integra circolarità, antifragilità e bene comune nel più ampio paradigma di Industry 5.0.

