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Italia Green Film Festival 2026 e Green Vision

L’Italia Green Film Festival, nella sua settima edizione dedicata al tema Return to Human, ha inaugurato ufficialmente la sua edizione con il taglio del nastro alla Sala della Regina della Camera dei Deputati, trasformata per l’occasione in uno spazio di confronto tra cinema green, sostenibilità ambientale, innovazione sociale, responsabilità d’impresa, salute, scuola, ricerca scientifica e cultura. L’appuntamento dello scorso 30 aprile a Roma ha confermato la crescita di una rassegna che usa il linguaggio audiovisivo per leggere le grandi trasformazioni del presente e per avvicinare cittadine e cittadini, studentesse e studenti, istituzioni e imprese ai temi della transizione ecologica.

Il Festival ha costruito una narrazione ampia, fondata su una visione precisa. La sicurezza ambientale rappresenta una condizione essenziale per la sicurezza sociale, per la stabilità dei territori e per la qualità della vita delle comunità. Ambiente, salute, giustizia sociale, impresa, cultura e formazione scolastica diventano parti dello stesso ecosistema. In questa prospettiva, il cinema assume un ruolo strategico perché riesce a trasformare questioni complesse in immagini, emozioni e consapevolezza condivisa.

Federico Mollicone e il valore istituzionale della rassegna

La giornata è stata inaugurata dall’Onorevole Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, uno dei riferimenti istituzionali centrali dell’evento. Il suo contributo ha valorizzato l’Italia Green Film Festival come rassegna capace di consolidarsi nel tempo e di diventare uno spazio privilegiato per osservare le dinamiche di trasformazione della nostra epoca. Il cinema viene letto come linguaggio di indagine e come strumento culturale utile per comprendere il rapporto tra condizione umana, ecosistema, cambiamento climatico ed equità sociale.

Il passaggio più rilevante riguarda il rapporto tra istituzioni, studentesse e studenti e cultura ambientale. La presenza delle ragazze e dei ragazzi viene indicata come elemento essenziale del Festival, perché la transizione ecologica richiede anche una transizione narrativa, educativa e culturale. Da questa prospettiva nasce il valore di una manifestazione capace di unire produzione audiovisiva, formazione e partecipazione pubblica.

Edy Palazzi e il messaggio della Regione Lazio

Edy Palazzi, vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, ha inviato un messaggio di saluto in cui ha riconosciuto al Festival la capacità di unire passione per il cinema e impegno per l’ambiente. Il suo contributo ha sottolineato la crescita di una comunità composta da registe e registi, artiste e artisti, istituzioni, cittadine e cittadini, studentesse e studenti, unita da un obiettivo comune legato alla costruzione di un futuro più verde.

Il passaggio principale riguarda il cinema come strumento capace di educare, ispirare e creare connessioni. In un momento storico segnato da sfide ambientali sempre più urgenti, il linguaggio audiovisivo riesce a stimolare il cambiamento e a favorire un dialogo costruttivo tra generazioni, territori e professionalità diverse.

Milena Mariano e la conduzione dell’evento

Milena Mariano, formatrice IGFF, giurista, giornalista e moderatrice dell’evento, ha condotto magistralmente la giornata tenendone le fila e garantendo continuità tra interventi istituzionali, contributi scientifici, riflessioni culturali, momenti di premiazione, dialogo e presentazioni dei progetti audiovisivi, dando ordine a una manifestazione ampia, composta da molte voci e da prospettive differenti e offrendo il giusto spazio alle studentesse e agli studenti presenti all’incontro, coinvolti in un dibattito sulle emozioni e sul cinema green.

Il ruolo di Milena Mariano è stato centrale perché ha tenuto insieme i diversi linguaggi della giornata. Cinema, ambiente, ESG, diritto, salute, impresa, scuola, tecnologia e cultura sono stati collegati all’interno di un percorso unitario e coerente. Ha proposto di dedicare uno spazio specifico a ciascuna e ciascuno dei relatori e delle relatrici intervenuti, riconoscendo il valore delle riflessioni portate nella prestigiosa iniziativa, e ha posto particolare attenzione alla ricerca scientifica, restituita direttamente dalle voci delle autrici e degli autori di queste ricerche, presenti alla giornata. Non sono mancati momenti di dialogo con le personalità intervenute. In un Festival dedicato al cinema green, questa capacità di raccordo diventa parte integrante dell’esperienza culturale e contribuisce a trasformare la pluralità degli interventi in un racconto coerente sulla sostenibilità.

Franco Nero e il cinema come coscienza collettiva

Franco Nero, presidente onorario dell’Italia Green Film Festival, ha inviato un messaggio di saluto e sostegno alla rassegna. Pur assente per impegni sul set, ha ribadito la propria vicinanza alla visione del Festival e alla sua capacità di usare il cinema come strumento di consapevolezza.

Il passaggio principale del messaggio di Franco Nero riguarda il valore del cinema come linguaggio capace di aprire gli occhi. Il cinema supera la dimensione dell’intrattenimento e diventa una forza culturale in grado di orientare lo sguardo delle persone verso le grandi sfide del presente. La questione ambientale viene collegata al tema della terra che viene lasciata in eredità alle nuove generazioni, argomento che rafforza la responsabilità educativa della rassegna.

Nel suo messaggio, il cinema green viene definito come cinema di resistenza, speranza e scelta di campo. Questa lettura dona al Festival una forte dimensione etica: le immagini diventano strumenti per proteggere la casa comune, alimentare consapevolezza e coinvolgere soprattutto le giovani e i giovani in un percorso di cura, responsabilità e partecipazione.

Pierre Marchionne e il ritorno all’umano

Pierre Marchionne, tra i fondatori dell’Italia Green Film Festival di cui è direttore artistico, ha dato alla giornata una delle sue chiavi più significative attraverso il tema Return to Human. Il suo intervento è partito da un gesto quotidiano, quello dello scroll infinito sul telefono appena svegli, per descrivere una società iperconnessa e sempre più esposta alla solitudine digitale.

Il passaggio centrale di Pierre Marchionne riguarda l’emozione. Nessun algoritmo riesce a replicare la profondità emotiva dell’essere umano. Da questa idea nasce l’invito a recuperare una dimensione autentica della persona, capace di usare la tecnologia come strumento e di mantenere la responsabilità delle scelte nelle mani dell’uomo e della donna.

Marchionne ha collegato questa riflessione ai criteri ESG, indicando la necessità di una governance capace di guardare oltre il rispetto formale delle regole.

Nella chiusura dell’evento, Pierre Marchionne ha trasformato il concetto di sogno in una visione operativa. Un sogno unito all’azione diventa visione. Quando la visione delle studentesse e degli studenti, delle artiste e degli artisti, delle imprenditrici e degli imprenditori e delle istituzioni procede nella stessa direzione, il Festival diventa un amplificatore globale di messaggi ambientali, sociali e culturali.

Marco Sponziello e la prospettiva europea della sostenibilità

Marco Sponziello, presidente dell’associazione Next EU, cofondatore di ESG Italia, docente all’Università del Salento e Ambasciatore europeo per il Patto sul clima, è intervenuto in due momenti della giornata. Nel primo ha spiegato il ruolo degli ambasciatori europei del clima, figure impegnate nei Paesi dell’Unione europea per promuovere il Green Deal e le azioni ambientali e sociali.

Il passaggio principale del suo intervento riguarda una precisazione concettuale rilevante. La tutela ambientale viene spesso descritta come difesa del pianeta, mentre Sponziello ha posto l’attenzione sulla tutela della persona: il pianeta continuerà il proprio ciclo, mentre la specie umana resta esposta agli effetti delle proprie scelte. Da qui nasce la necessità di adottare azioni di bene comune e di sviluppare una nuova economia civile.

Nel suo intervento conclusivo, l’Ambasciatore ha collegato cinema, ESG, responsabilità sociale d’impresa e profitto sostenibile. Le aziende possono sostenere il cinema green, finanziare produzioni audiovisive orientate alla sostenibilità, adottare modelli benefit, pubblicare bilanci di sostenibilità e usare certificazioni per misurare il proprio impatto. Il cinema diventa così uno strumento di comunicazione della sostenibilità e un canale strategico per diffondere una cultura ESG accessibile, concreta e misurabile.

Francesco Marcone e il contributo del WWF

Francesco Marcone, responsabile WWF, ha richiamato il valore degli ecosistemi come base della vita quotidiana. Respirare, studiare, lavorare, muoversi e vivere dipendono dagli equilibri naturali, dalle piante, dall’acqua, dagli habitat e dalla biodiversità. Il suo intervento ha rafforzato il rapporto tra Festival, conservazione della natura e impegno educativo.

Un passaggio rilevante dell’intervento di Francesco Marcone ha riguardato il premio speciale WWF alla memoria di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia. Fulco Pratesi è stato ricordato come una figura centrale dell’ambientalismo italiano, capace di intuire già dagli anni Sessanta il valore della tutela dei territori e delle oasi naturali.

Il contributo del WWF ha mostrato come il cinema possa diventare un alleato della conservazione. Le immagini servono a raccontare la bellezza e a rendere visibili le fragilità degli ecosistemi. In questa prospettiva, il Festival assume il ruolo di ponte tra narrazione audiovisiva e protezione concreta della natura.

Antonella Armentano e il giornalismo ambientale

Antonella Armentano, giornalista del TG3R Lazio, ha portato il punto di vista del giornalismo territoriale. Il suo intervento ha sottolineato la responsabilità del servizio pubblico nel raccontare ambiente, cinema e sociale, tre dimensioni che attraversano ogni giorno la cronaca regionale.

I passaggi principali di Antonella Armentano hanno riguardato la denuncia della cementificazione, le minacce ai territori vincolati, le polveri sottili, i fenomeni climatici estremi, le piogge intense, le alluvioni, le grandinate, i danni all’agricoltura, le criticità della Valle del Sacco, la tutela degli animali e le condizioni delle categorie fragili. Il giornalismo ambientale viene presentato come presidio civile, capace di informare, denunciare e dare voce a cittadine e cittadini, comitati, associazioni e comunità locali.

Il racconto della sostenibilità passa anche dalla cronaca quotidiana. Le riserve naturali, i parchi, i borghi fragili, le periferie, i quartieri con barriere architettoniche, le associazioni impegnate contro la violenza e le iniziative sociali diventano parte di una stessa narrazione. Ambiente e sociale appaiono strettamente collegati.

Silvia Armeni e la direzione esecutiva del Festival

Silvia Armeni, direttrice esecutiva dell’Italia Green Film Festival, sociologa e produttrice cinematografica, ha svolto un intervento specifico sulla crescita della manifestazione. Ha spiegato il proprio ruolo di coordinamento delle sezioni del Festival e del gruppo organizzativo, evidenziando la necessità di dare ordine a un progetto in continua espansione.

Il contributo della direttrice della direttrice del festival ha messo in luce tre direttrici strategiche. La prima riguarda Roma come centro nevralgico stabile del Festival, con appuntamenti in sedi culturali e istituzionali di rilievo. La seconda riguarda l’espansione territoriale, con delle prossime iniziative previste a Cassino e sull’isola di San Pietro in Sardegna. La terza riguarda l’internazionalizzazione, attraverso relazioni con ambasciate, festival green e partner culturali di diversi Paesi.

Il passaggio più importante del suo intervento riguarda la missione educational. Silvia Armeni ha indicato la scuola come campo prioritario di azione, con proiezioni, laboratori di cinema e percorsi capaci di rendere le studentesse e gli studenti protagoniste e protagonisti dei temi ambientali, climatici e sociali. Il Festival viene così presentato come uno strumento educativo, capace di formare consapevolezza attraverso il linguaggio audiovisivo.

Marilena Spiridigliozzi e la moda etica

La stilista Marilena Spiridigliozzi ha portato nel Festival il tema della moda etica, collegando arte, sartoria, creatività e sostenibilità. Il suo intervento ha raccontato un percorso personale nato dalla passione per la moda e orientato verso pratiche produttive più responsabili.

Il messaggio rivolto alle studentesse e agli studenti è stato particolarmente diretto. Ogni giorno è possibile scegliere ciò che è giusto per il pianeta, per il mondo e per il proprio futuro. Anche i riconoscimenti artistici realizzati su tavole di legno con colori naturali e atossici diventano parte di un percorso educativo fondato sulla scelta consapevole.

La moda viene così raccontata come settore da trasformare. Da ambito ad alto impatto ambientale può diventare linguaggio di responsabilità, creatività sostenibile e rispetto per la persona. Il Festival apre quindi uno spazio di dialogo tra cinema, moda, arte e ambiente.

In questa prospettiva si inserisce anche l’evento del 13 maggio, nella cornice di Villa Altieri a Roma: “Ethical Fashion – Return to Human”, un appuntamento dell’Italia Green Film Festival dedicato all’alta moda etica, dove moda, cinema e sostenibilità si incontrano attraverso sfilate, esposizioni, performance, musica e cinema per raccontare una nuova idea di bellezza, più consapevole, umana e sostenibile.

Ranieri Dei Cinque Quintili e la filiera audiovisiva sostenibile

Ranieri Dei Cinque Quintili, vicepresidente vicario dell’Unione Industrie Tecniche ANICA, ha portato il punto di vista della filiera cinematografica e audiovisiva. Ha ricordato la storia di ANICA e la presenza al suo interno di produttrici e produttori, distributrici e distributori, imprese tecniche, piattaforme, esportatrici e esportatori, creatrici e creatori digitali e animazione.

Il passaggio principale di Ranieri Dei Cinque Quintili riguarda la sostenibilità come terreno comune per tutta la filiera. I set cinematografici, i mezzi tecnici, i gruppi elettrogeni, le infrastrutture produttive e le attività di back office generano impatti che richiedono attenzione crescente. Essere green può comportare costi maggiori, ma rappresenta un investimento necessario.

La metafora del mattone ha sintetizzato il senso dell’intervento. Ogni piccolo tassello può contribuire alla costruzione di edifici più grandi, solidi e responsabili. Applicata al cinema, questa immagine descrive il percorso necessario per rendere l’industria audiovisiva sempre più vicina ai principi della sostenibilità ambientale.

Simonetta Amenta e la produzione audiovisiva indipendente

Simonetta Amenta, presidente nazionale A.G.I.C.I., ha rappresentato il mondo della produzione audiovisiva indipendente. Il suo intervento ha raccontato un cortometraggio realizzato da bambine e bambini under 12, mostrando quanto presto possa nascere la sensibilità ambientale.

Il passaggio centrale di Simonetta Amenta riguarda la forza educativa del cinema. La storia di Madre Terra, dell’albero e del flaconcino dell’inquinamento diventa un esempio semplice e incisivo di educazione ecologica attraverso le immagini. La produzione indipendente viene così presentata come spazio creativo capace di generare consapevolezza ambientale anche tra le più piccole e i più piccoli.

Gabriele Abbate e la valorizzazione del territorio

Gabriele Abbate ha introdotto il rapporto tra moda etica, territorio della provincia di Frosinone e valorizzazione delle identità locali, presentando anche il proprio progetto “Rosso di Aquinum”, nato con l’obiettivo di recuperare le antiche arti tintorie della colonia romana di Aquinum e reinterpretarle in chiave contemporanea e sostenibile. Nel suo intervento ha evidenziato come la moda possa diventare non soltanto espressione estetica, ma anche strumento culturale, territoriale e ambientale, capace di raccontare le radici storiche di un territorio e allo stesso tempo promuovere una nuova sensibilità verso la sostenibilità e la tutela dell’ambiente. Abbate ha inoltre richiamato le criticità ambientali della Valle del Sacco, sottolineando però come la provincia di Frosinone venga troppo spesso raccontata esclusivamente attraverso le proprie fragilità, senza valorizzare il grande patrimonio culturale, paesaggistico e umano che possiede. Ha quindi lanciato una riflessione sulla necessità di costruire una nuova narrazione del territorio, capace di mettere in luce le sue bellezze, le sue potenzialità e la sua identità storica.

Il passaggio centrale del suo intervento ha riguardato, inoltre, la possibilità di utilizzare cultura, moda etica, cinema e sostenibilità come strumenti di promozione territoriale e di impatto positivo sulle nuove generazioni. In questo percorso si inserisce anche il lavoro avviato a Cassino e Montecassino attraverso l’Italian Green Film Festival e le iniziative culturali collegate al territorio, con l’obiettivo di costruire un dialogo tra giovani, università, ambiente, memoria storica e identità europea. Abbate ha descritto Cassino e Montecassino come simboli di distruzione e rinascita, sottolineando la necessità di restituire centralità culturale e spirituale a luoghi che rappresentano una parte fondamentale della storia europea e del patrimonio benedettino. L’intervento si è concluso con una riflessione sul ruolo delle nuove generazioni nella valorizzazione del territorio e sulla necessità di creare una rete tra istituzioni, cultura, sostenibilità e comunità locali per costruire una prospettiva di rinascita concreta e duratura per il territorio della provincia di Frosinone.

Enzo Salera e la rinascita green di Cassino

Enzo Salera, sindaco di Cassino, ha presentato la città come simbolo di distruzione, speranza, resilienza e rinascita. Ha ricordato il 1944, la distruzione della città e dell’Abbazia di Montecassino, collegando la memoria storica alla capacità contemporanea di rigenerazione.

Il suo intervento ha evidenziato la svolta green di Cassino, con la chiusura del centro al traffico, l’isola pedonale permanente, il parco naturale delle sorgenti del Gari, il recupero del teatro romano e la valorizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata come spazi di cultura e socializzazione. Enzo Salera ha raccontato Cassino come luogo in cui ambiente, patrimonio, comunità e inclusione possono rafforzarsi a vicenda.

Francesca Barbi Marinetti e il MAXXI come museo sostenibile

Francesca Barbi Marinetti, consigliera di amministrazione di PalaExpo e MAXXI, ha portato il contributo delle grandi istituzioni culturali della capitale al dibattito su arte, ambiente e contemporaneità. Il suo intervento ha illustrato il progetto Grande MAXXI come esempio di rigenerazione urbana, accessibilità e sostenibilità ambientale.

Il passaggio principale di Francesca Barbi Marinetti riguarda l’idea di museo come spazio pubblico aperto alla città. Il MAXXI viene descritto come luogo di ricerca, formazione, sperimentazione e dialogo con il quartiere Flaminio. La sua architettura, firmata da Zaha Hadid, viene letta come struttura capace di creare continuità tra interno ed esterno, tra museo e piazza, tra vita collettiva e cultura contemporanea.

Il progetto Grande MAXXI si sviluppa attraverso linee di trasformazione dedicate al verde, all’energia e all’accessibilità. Il tetto giardino, la demineralizzazione della piazza, la piantumazione di nuove essenze arboree e la creazione di un polmone verde negli spazi aperti del museo diventano esempi concreti di cultura urbana sostenibile e mitigazione climatica.

Claudio Vecchione e la tecnologia guidata dall’uomo

Claudio Vecchione, presidente di Three for Tech Group, ha portato il punto di vista dell’impresa informatica. Il passaggio principale riguarda il rapporto tra tecnologia e persona. La tecnologia deve essere usata e guidata dall’essere umano, favorendo crescita culturale, comunicazione e servizi, senza trasformarsi in guida delle decisioni.

Il contributo di Claudio Vecchione ha richiamato anche il tema dei data center, infrastrutture fondamentali per il digitale ma caratterizzate da consumi energetici elevati. Ha collegato innovazione, impatto ambientale e occupazione giovanile, sottolineando la scelta aziendale di investire su ragazze e ragazzi neodiplomati e neolaureati. In questa prospettiva, innovazione sostenibile e formazione delle nuove generazioni diventano due parti dello stesso percorso.

Luca Laurenti e la funzione sociale dell’impresa

Luca Laurenti, CEO di Techno Care S.r.l., ha sviluppato una riflessione su impresa, coscienza e ambiente. Il passaggio principale riguarda la funzione sociale dell’impresa, oggi da integrare con una funzione ambientale.

Nel suo intervento, Luca Laurenti ha richiamato l’intelligenza artificiale, il consumo energetico dei data center, la libertà del giudizio e il bisogno di formare coscienze solide attraverso cultura, studio e responsabilità. L’impresa viene descritta come soggetto chiamato ad andare oltre la distribuzione degli utili, assumendo un ruolo positivo nella società e nell’ambiente.

Il suo contributo ha insistito sulla formazione della coscienza come condizione della libertà. In un tempo in cui i dati, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale incidono sulle decisioni, la sostenibilità richiede conoscenza, discernimento e responsabilità personale.

Luigi Montebello e il progetto Choose Earth

Luigi Montebello, autore e direttore della fotografia della serie Choose Earth, ha introdotto il progetto audiovisivo legato al lavoro dell’autrice Anna De Caruccio. La serie nasce da anni di viaggi in luoghi fragili del pianeta, tra Nepal, Messico, Yucatán, Siberia e altre aree esposte agli effetti del cambiamento climatico.

Il passaggio principale di Luigi Montebello riguarda le comunità che subiscono migrazioni climatiche pur avendo un impatto ambientale minimo. Il documentario racconta persone che hanno scelto di agire per il proprio territorio o per luoghi di cui si sono innamorate. Al centro ci sono esseri umani, comunità, suoni, paesaggi, testimonianze e opere di land art capaci di trasformare la fragilità ambientale in racconto visivo.

Choose Earth dimostra la forza del documentario come strumento di memoria e partecipazione. Il cinema ambientale diventa racconto delle comunità, delle perdite, delle resistenze e delle possibilità di azione.

Valentina Tudini e il rapporto con le scuole

Valentina Tudini, responsabile insieme a Matteo Vagini dei rapporti con le scuole per il Green Festival, ha svolto un intervento specifico nel momento dedicato alle studentesse e agli studenti, dopo la visione delle immagini del progetto Choose Earth. Ha ringraziato le Dirigenti scolastiche e i Dirigenti scolastici e le docenti e i docenti dell’Istituto San Giuseppe al Casaletto e del liceo artistico Michelangelo Buonarroti di Latina, presenti all’evento.

Il passaggio principale di Valentina Tudini riguarda il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni. Ha invitato le studentesse e gli studenti a esprimere riflessioni, emozioni e domande sui temi ambientali, trasformando la loro presenza in partecipazione attiva. In questo modo il Festival ha dato spazio alla sensibilità delle ragazze e dei ragazzi e alla loro capacità di interpretare le immagini.

La scuola diventa uno dei luoghi chiave della transizione ecologica. Attraverso il cinema, le studentesse e gli studenti possono leggere il cambiamento climatico, comprendere il valore degli ecosistemi e sviluppare una cultura della responsabilità.

Le riflessioni delle studentesse e degli studenti

Le studentesse e gli studenti hanno rappresentato una delle parti più significative dell’evento, perché hanno trasformato la visione del documentario in riflessione diretta, parlando di inquietudine e speranza, sottolineando il bisogno di riconnettersi con ciò che conta davvero. Hanno richiamato il divario crescente tra uomo e ambiente, indicando empatia e cura come risposte necessarie e hanno posto una domanda filosofica sull’identità dell’uomo e della donna, proprietari del pianeta oppure figlie e figli a cui è stato affidato un giardino. Hanno infine chiesto di raccontare anche Paesi capaci di superare difficoltà climatiche, per offrire esempi positivi e speranza.

Il dialogo con le studentesse e gli studenti ha mostrato il valore educativo dell’Italia Green Film Festival. Le nuove generazioni hanno interpretato le immagini con profondità, restituendo al pubblico domande decisive sul rapporto tra uomo, donna, natura e futuro.

Pietro Zocconali e lo sguardo sociologico sul futuro

Pietro Zocconali, presidente nazionale A.N.S. Associazione Nazionale Sociologi, ha portato una riflessione sul futuro e sui rischi ambientali. Ha citato Isaac Asimov e Ian McEwan per evocare scenari di crisi, innalzamento dei mari e perdita delle città costiere.

Il passaggio principale di Pietro Zocconali riguarda l’invito alle studentesse e agli studenti a pensare al mondo che lasceranno alle proprie figlie e ai propri figli e nipoti. La sociologia viene così collegata alla responsabilità intergenerazionale e alla necessità di costruire un futuro diverso attraverso scelte consapevoli.

La sua riflessione ha ampliato il discorso ambientale verso una dimensione sociale e temporale. Ogni scelta presente produce effetti sulle comunità future, sui territori e sulle forme della convivenza.

Rosa Rota e il diritto della sostenibilità

Rosa Rota, avvocata e docente di diritto della sostenibilità presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha spiegato il rapporto tra cinema e diritto della sostenibilità. Il suo passaggio principale riguarda il cinema come anticipatore di categorie giuridiche.

Rosa Rota ha citato The Day After Tomorrow e la legge europea sul clima, mostrando come le immagini possano preparare la coscienza collettiva a concetti poi accolti dal diritto. Ha richiamato anche l’articolo 9 della Costituzione, legato alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e delle future generazioni.

Il diritto viene presentato come uno strumento vivo, intrecciato con la realtà e capace di orientare comportamenti, istituzioni e processi decisionali. In questa prospettiva, il cinema diventa quasi una giurisprudenza immaginativa, capace di anticipare scenari, paure e responsabilità.

Annarosa Porfilio e la cura della coscienza

Annarosa Porfilio, psicoterapeuta, professoressa universitaria e già giudice presso il Tribunale dei Minori, ha parlato alle studentesse e agli studenti della relazione tra ambiente, coscienza e cura. Il passaggio principale riguarda la scelta personale.

Secondo la dottoressa Annarosa Porfilio, prendersi cura dell’ambiente significa prendersi cura della propria coscienza. Piccoli gesti quotidiani, responsabilità, rispetto e attenzione diventano elementi capaci di costruire un processo evolutivo individuale e collettivo. Il suo intervento ha riportato il tema ambientale all’interno della dimensione educativa e psicologica della crescita.

La sua riflessione ha messo al centro le ragazze e i ragazzi, ricordando che la coscienza si forma attraverso esperienze, scelte e relazioni. L’ambiente diventa così parte della crescita personale e della costruzione di identità responsabili.

Silvia Pisano e il dialogo tra arte e scienza

Silvia Pisano, ricercatrice del CERN in collegamento audiovisivo da Ginevra, ha spiegato il legame tra arte e scienza. Il passaggio principale del suo intervento riguarda la creatività scientifica: per esplorare ciò che ancora sfugge alla conoscenza servono rigore, matematica e fantasia.

Silvia Pisano ha raccontato il lavoro condotto sugli esperimenti del CERN, mostrando come immagini, dati e immaginazione partecipino allo stesso viaggio di scoperta e ha offerto alle studentesse e agli studenti una prospettiva ampia sulle professioni del futuro, presentando arte, cinema e scienza come mondi comunicanti uniti dalla capacità di generare interrogativi.

Il suo contributo ha dato al Festival una dimensione ulteriore. La sostenibilità ha bisogno di creatività, ricerca, metodo e immaginazione, perché le soluzioni del futuro nascono spesso dall’incontro tra discipline diverse.

Alessandro Cavaliere e Antonella Litta per ambiente e salute

Alessandro Cavaliere, segretario ISDE Lazio, ha affrontato il rapporto tra ambiente e salute umana. Il passaggio principale del suo discorso ha riguardato l’acqua come colonna portante della salute e il problema dell’arsenico in alcune aree del Lazio, tra Tuscia e Agro Pontino.

Alessandro Cavaliere ha illustrato il lavoro del CNR e delle mediche e dei medici ISDE su membrane capaci di filtrare l’arsenico in modo efficace, sostenibile e applicabile alle condutture idriche. Antonella Litta, referente nazionale ISDE, è stata citata per il suo impegno nell’associazione, pur assente per altri impegni.

Il contributo di Alessandro Cavaliere ha mostrato come la ricerca italiana possa offrire soluzioni concrete per la tutela sanitaria e ambientale. La salute pubblica entra così nel cuore del Festival, confermando il legame diretto tra qualità dell’ambiente, qualità dell’acqua e benessere delle comunità.

Dalle voci delle relatrici e dei relatori a una visione condivisa

L’Italia Green Film Festival emerge come una rete culturale capace di mettere in dialogo istituzioni, cinema, imprese, scuole, università, ricerca, associazioni ambientaliste, giornalismo e società civile. Ogni relatrice e ogni relatore ha aggiunto un tassello a una visione comune, in cui la sostenibilità diventa linguaggio educativo, responsabilità economica, pratica sociale e scelta culturale.

La presenza nel programma di importanti relatrici e relatori conferma l’ampiezza istituzionale e culturale del progetto, anche quando i singoli passaggi emersi dalla trascrizione risultano concentrati sugli interventi effettivamente riportati.

Dal sogno all’azione condivisa

L’Italia Green Film Festival dimostra che la transizione ecologica ha bisogno di narrazioni, emozioni e comunità. I dati, le norme, le tecnologie e le strategie aziendali acquistano forza quando incontrano il linguaggio delle immagini e la partecipazione delle persone. Il cinema green diventa così uno spazio in cui il futuro può essere immaginato, discusso e costruito.

Il messaggio finale della giornata resta legato al rapporto tra sogno e azione. Le parole di Pierre Marchionne sintetizzano il senso dell’evento. Un sogno isolato può svanire, mentre un sogno sostenuto da scelte concrete diventa visione.

Se questa visione viene condivisa da studentesse e studenti, artiste e artisti, docenti, imprenditrici e imprenditori, ricercatrici e ricercatori, istituzioni e cittadine e cittadini, il Festival può trasformarsi in un motore culturale della sostenibilità. Da Roma, attraverso il cinema, può partire un messaggio globale fondato su responsabilità, cura, bellezza, innovazione e futuro condiviso.

Video integrale dell’evento

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