La doppia transizione, ecologica e digitale da orizzonte lontano diviene condizione quotidiana con cui si confrontano imprese, territori e nuove generazioni. A Lecce, il 7 dicembre 2025, nella cornice del Grand Hotel Tiziano e dei Congressi, si è svolta la tavola rotonda “ITS Academy, discipline STEAM ed ESG. Imprese sostenibili per un futuro digitale e inclusivo”, momento centrale di una quattro giorni dedicata ai temi della formazione avanzata e dello sviluppo sostenibile, dal 4 al 7 dicembre.
L’incontro ha riunito ITS Academy, imprese, istituzioni, esperti di orientamento e attori del terzo settore per affrontare i temi centrali della transizione green e digitale.
ITS Academy: infrastruttura formativa per lavoro e sostenibilità
Nel dibattito è emerso con forza il ruolo strategico degli ITS Academy come snodo tra scuola, università, imprese e territori. Questi percorsi di alta formazione fortemente orientati alla pratica e co-progettati con le aziende, rappresentano uno strumento decisivo per colmare il mismatch tra domanda e offerta di competenze nei settori chiave della transizione green e digital: energia, manifattura avanzata, ICT, mobilità sostenibile, economia circolare, filiere del made in Italy.
Sul fronte delle politiche territoriali, è stato sottolineato come gli ITS debbano dialogare in modo più sistemico con i centri per l’impiego, le agenzie per il lavoro, le imprese medio-piccole e gli attori sociali, per intercettare non solo i neodiplomati, ma anche adulti in riqualificazione, donne che rientrano nel mercato del lavoro, persone in percorsi di giustizia riparativa e comunità immigrate.
STEAM, inclusione e orientamento: cosa è emerso dal confronto
Una parte significativa della tavola rotonda è stata dedicata al ruolo delle discipline STEAM (science, technology, engineering, arts, mathematics) nella costruzione di traiettorie formative inclusive e orientate al futuro.
I partecipanti hanno concordato su un punto: finché la narrazione delle STEAM resterà schiacciata su un immaginario freddo, elitario, “per pochi”, continuerà a scoraggiare molti giovani, in particolare le ragazze, dall’intraprendere percorsi tecnico-scientifici. Servono storie e linguaggi che rendano visibile la dimensione umana, creativa e trasformativa di queste competenze.
Le STEAM, è stato ricordato, non sono solo strumenti di calcolo o tecnologia: sono chiavi per progettare città a basse emissioni, sistemi energetici intelligenti, servizi digitali inclusivi, prodotti che uniscono design, arte e ingegneria, soluzioni per la tutela del patrimonio culturale e ambientale. Quando scienza, matematica, arte e tecnologia dialogano, nascono percorsi capaci di generare innovazione ad alto valore sociale e ambientale.
Sul versante dell’orientamento, gli interventi hanno evidenziato l’importanza di andare oltre la logica dell’“offerta che si presenta” e di lavorare invece su processi più profondi di ascolto e co-progettazione con i ragazzi. Sono stati portati esempi di questionari vocazionali, colloqui individuali e laboratori esperienziali che aiutano gli studenti a riconoscere le proprie inclinazioni, dalle abilità manuali alla predisposizione al lavoro in team, dalla creatività alla passione per il problem solving.
Orientare alla transizione green e digitale, è stato sottolineato, significa offrire ai giovani informazioni sui corsi disponibili e una visione: mostrare come le loro scelte possano contribuire concretamente al futuro del territorio, dell’ambiente e delle comunità.
Le voci della tavola rotonda: criticità, proposte, visioni
La moderazione dell’incontro è stata affidata a Daniela Talà (Sviluppo Lavoro Italia Spa) e a Marco Sponziello, docente e divulgatore scientifico, che hanno guidato un confronto ricco e a tratti molto franco sulle criticità del sistema formativo e sulle possibili vie d’uscita.

Gli interlocutori del tavolo hanno richiamato con forza il problema di programmi scolastici didattici ancora fermi a logiche e contenuti ben lontani dal presente dell’intelligenza artificiale, del digitale pervasivo e delle competenze ESG. Hanno evidenziato la necessità di tavoli territoriali che mettano insieme scuole, ITS, università, imprese e istituzioni locali, tenendo conto delle differenze tra aree metropolitane e territori periferici come, in Salento, il Capo di Leuca, dove anche la mobilità è una barriera concreta all’accesso alla formazione. In questo quadro sono state richiamate le figure del “mobility manager”, dell'”innovation manager” o del “sustainability manager” come leva strategica di sviluppo di competenze specialistiche sempre più necessarie alle organizzazioni pubbliche e private, pubblica amministrazione e imprese.

Sono stati portati numeri e analisi sul bacino potenziale degli studenti rispetto ai posti disponibili, mostrando come, a fronte di migliaia di diplomati tecnici e scientifici ogni anno, solo una quota limitata approdi ai percorsi ITS. Da qui l’idea di rafforzare la collaborazione tra scuole, ITS, agenzie per il lavoro e centri per l’impiego, anche attraverso strumenti digitali condivisi e strategie di comunicazione congiunta.
Dal mondo della comunicazione sono arrivate proposte molto concrete sul linguaggio e sui canali da utilizzare per intercettare la cosiddetta Generazione Z: più contenuti autentici, narrativi e coinvolgenti, declinati su piattaforme dove i giovani sono realmente presenti, dai social video ai formati brevi, passando per gaming e realtà aumentata.
Infine, la riflessione portata dal mondo dell’associazionismo e dell’analisi dati ha aperto un fronte spesso sottovalutato: la necessità di pensare agli ITS non solo per i under 30, ma come strumento di formazione continua per una popolazione lavorativa che cambia mestiere più volte nella vita. È stata richiamata l’importanza dello smart working, dei percorsi ibridi e della possibilità di partecipare a corsi ad alto contenuto tecnologico senza doversi spostare fisicamente, aspetto decisivo per territori distanti dai grandi poli urbani.
Oltre l’evento
La tavola rotonda del 7 dicembre a Lecce oltre al momento di confronto ha lanciato un segnale politico e culturale: la transizione green e digitale, se vuole essere davvero giusta e inclusiva, deve poggiare su un ecosistema formativo territoriale forte, interconnesso e capace di parlare il linguaggio dei giovani.
Rendere più attrattivi gli ITS Academy, potenziare le discipline STEAM in chiave creativa e inclusiva, aggiornare programmi e metodologie alla realtà dell’intelligenza artificiale e delle competenze ESG, costruire alleanze stabili con imprese, centri per l’impiego, associazioni, centri antiviolenza, sistema carcerario e comunità locali: tutto questo è una condizione di sopravvivenza per i territori che vogliono restare protagonisti nel nuovo scenario produttivo europeo.
Lecce, con questo appuntamento, ha messo a fuoco un messaggio chiaro: esiste una generazione di ragazzi e ragazze pronta a “fare bene e meglio”, a investire sul proprio territorio, a costruire qui il proprio futuro professionale. Ma perché questo accada, il sistema degli adulti – scuole, ITS, imprese, istituzioni – deve assumersi fino in fondo la responsabilità di lavorare insieme, superando frammentazioni, ritardi e resistenze.
La sfida è al tempo stesso educativa, economica e sociale. Gli ITS, le STEAM e le politiche di sostenibilità possono diventare l’ossatura di un nuovo patto territoriale tra giovani, lavoro e innovazione. La tavola rotonda di Lecce ha mostrato che questa strada è aperta: il passo successivo sarà trasformare le parole in azioni condivise, stabili e verificabili nel tempo.

