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L’impatto del granchio blu sulla pesca artigianale nel Mediterraneo

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Un’invasione che cambia gli equilibri del Mediterraneo

Negli ultimi anni, il granchio blu (Callinectes sapidus) si è diffuso rapidamente nelle acque del Mediterraneo, alterando gli ecosistemi e incidendo in modo diretto sulle economie costiere. Questa specie, originaria dell’Atlantico occidentale, rappresenta oggi una sfida crescente per la pesca artigianale, uno dei pilastri economici e culturali delle comunità litoranee.

A fare chiarezza sugli effetti socio-economici di questa invasione è lo studio “Socio-economic impacts of the recent bio-invasion of Callinectes sapidus on small-scale artisanal fishing in southern Italy and Portugal”, pubblicato nel 2024 su Frontiers in Marine Science.
La ricerca è firmata da Ludovica Nardelli, Vincenzo Fucilli, Hugo Pinto, Jennifer Nicole Elston, Annalisa Carignani, Alessandro Petronitoni, Francesco Bozzo e Michel Frem, studiosi appartenenti all’Università di Bari Aldo Moro, al CIHEAM Bari e al Centro di Ricerca per il Turismo, la Sostenibilità e il Benessere di Coimbra.

La ricerca e il metodo SEICAT: misurare gli effetti socio-economici

Attraverso un lavoro di indagine sul campo e l’applicazione del metodo SEICAT (Socio-Economic Impact Classification of Alien Taxa), gli autori hanno valutato come la presenza del granchio blu stia incidendo sul reddito, le condizioni di lavoro e la sostenibilità delle imprese di pesca artigianale.

Il metodo SEICAT consente di classificare in modo sistematico gli impatti delle specie aliene sulle attività economiche e sulle comunità locali, fornendo strumenti utili alla pianificazione di politiche di gestione adattiva. L’approccio interdisciplinare dello studio combina analisi economiche, sociali e ambientali, offrendo una prospettiva completa sulle trasformazioni in atto nei territori costieri del Mediterraneo.

Differenze tra Puglia e Algarve: danni, opportunità e resilienza

I risultati mostrano impatti significativi in Puglia, dove la diffusione del granchio blu ha causato danni alle reti, riduzione delle catture tradizionali e incremento dei costi di esercizio, con conseguenze dirette sul reddito dei pescatori. In Algarve, invece, la risposta è stata più resiliente: la specie è stata in parte valorizzata come nuova risorsa commerciale, trasformando un’invasione biologica in un’opportunità economica.

Gli autori evidenziano come la diversità delle risposte dipenda da fattori locali, come la capacità organizzativa delle comunità, le politiche regionali di gestione e l’apertura verso modelli di economia circolare applicati alla pesca.

Verso nuove strategie per la sostenibilità costiera

La ricerca di Nardelli, Fucilli, Pinto, Elston, Carignani, Petronitoni, Bozzo e Frem offre un contributo empirico di rilievo alla definizione di strategie di gestione sostenibile delle specie aliene marine.
L’obiettivo è duplice: proteggere gli ecosistemi marini e rafforzare la resilienza socio-economica delle comunità costiere, favorendo modelli di sviluppo che integrino ricerca scientifica, innovazione e cooperazione internazionale.
Il caso del granchio blu diventa così un esempio emblematico di come la scienza possa guidare le politiche pubbliche verso un Mediterraneo più sostenibile e inclusivo.

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