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Oltre il PIL, la nuova bussola ONU si chiama “Beyond ONU”

Per decenni abbiamo raccontato lo sviluppo attraverso un numero capace di sintetizzare la dimensione economica di un Paese. Quel numero è il PIL, il Prodotto interno lordo. Resta uno strumento essenziale per comprendere produzione, consumi e andamento dell’economia. La qualità dello sviluppo richiede però una fotografia più ampia, capace di includere salute, istruzione, qualità ambientale, fiducia nelle istituzioni, accesso ai servizi, coesione sociale e capacità di conservare risorse per le generazioni future.

Su questa prospettiva le Nazioni Unite hanno aperto una fase importante. Il 7 maggio 2026 l’High-Level Expert Group on Beyond GDP ha presentato agli Stati membri il rapporto finale Counting What Counts, A Compass of Progress for People and Planet. Il documento propone 31 indicatori destinati ad affiancare il PIL e a costruire una rappresentazione più completa dello sviluppo.

Beyond GDP significa letteralmente oltre il PIL. Il concetto parte da una domanda semplice. Quanto racconta davvero della qualità di un territorio il valore della sua produzione economica?

Oltre il PIL cambia il modo di leggere lo sviluppo

Cambiare ciò che misuriamo modifica progressivamente anche ciò che entra nelle decisioni. Quando un’amministrazione osserva crescita economica, investimenti e occupazione costruisce politiche orientate soprattutto verso queste variabili. Se nella stessa analisi entrano qualità dell’aria, accesso alla sanità, istruzione, sicurezza, capitale naturale, qualità istituzionale e coesione sociale, cambia la rappresentazione dello sviluppo.

Il framework ONU interpreta il progresso attraverso benessere, inclusione, equità, sostenibilità e resilienza. Una parte rilevante dei 31 indicatori deriva dal sistema degli SDG. La sigla significa Sustainable Development Goals, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. L’ONU parte quindi da strumenti statistici già conosciuti e prova a trasformare la sostenibilità in una componente concreta della programmazione economica e territoriale.

È una prospettiva molto vicina alla logica ESG. ESG significa Environmental, Social and Governance. Ambiente, dimensione sociale e qualità della governance diventano criteri attraverso cui leggere imprese, organizzazioni e territori.

Dal Beyond GDP agli ESG territoriali

La logica ESG può essere trasferita progressivamente dalla singola organizzazione al territorio, osservando città, aree interne, province e regioni attraverso indicatori ambientali, sociali e di governance. Un territorio economicamente dinamico può perdere capitale naturale, registrare difficoltà nell’accesso ai servizi, perdere giovani e competenze oppure attraversare un indebolimento della fiducia verso le istituzioni. Il PIL registra la produzione economica. Gli indicatori ESG territoriali aggiungono informazioni sulla qualità e sulla capacità di durata di quella crescita.

La componente Environmental può comprendere emissioni, qualità dell’aria, disponibilità idrica, consumo di suolo, biodiversità, energia e gestione dei rifiuti. La componente Social può osservare istruzione, salute, occupazione, inclusione, accessibilità dei servizi, condizioni abitative e dinamiche demografiche. La Governance può misurare qualità amministrativa, trasparenza, capacità di spesa, partecipazione, digitalizzazione dei servizi e funzionamento delle istituzioni.

Questi dati aiutano a capire perché due territori con una produzione economica simile possano offrire condizioni di vita e prospettive future molto diverse.

L’Osservatorio ESG dei Territori

Proprio su questo terreno opera l’Osservatorio ESG dei Territori, raggiungibile attraverso osservatorioesg.eu. L’Osservatorio sviluppa attività di ricerca, analisi e monitoraggio dedicate alla dimensione territoriale della sostenibilità, con l’obiettivo di costruire indicatori e KPI comparabili capaci di leggere le performance ambientali, sociali e di governance dei territori italiani ed europei.

KPI significa Key Performance Indicator, indicatore chiave di prestazione. Applicato a un territorio permette di trasformare grandi quantità di dati in misure utili per confrontare aree omogenee, osservare l’evoluzione nel tempo e supportare le decisioni pubbliche.

Il lavoro dell’Osservatorio ESG dei Territori si collega direttamente al dibattito Beyond GDP. Le Nazioni Unite stanno lavorando su nuove metriche globali del progresso, mentre l’Osservatorio porta una logica analoga sulla scala territoriale, dove ambiente, società e governance possono diventare dati utilizzabili per programmare interventi, confrontare territori e valutare gli effetti delle politiche pubbliche.

Tra i riferimenti metodologici utili rientrano Eurostat SDG Indicators, OECD Regional Well-Being, EU Regional Competitiveness Index, EU Social Progress Index e sistema statistico Istat. L’obiettivo è arrivare a strumenti capaci di rendere leggibile la sostenibilità territoriale attraverso dashboard, KPI e rapporti periodici.

La sostenibilità diventa capitale territoriale

Un altro elemento significativo del Beyond GDP riguarda il concetto di capitale. La sostenibilità e la resilienza vengono osservate attraverso diverse forme di patrimonio che comprendono capitale prodotto, umano, sociale, istituzionale e naturale.

Una comunità possiede infrastrutture, imprese e immobili. Possiede anche competenze, relazioni, fiducia, qualità delle istituzioni, paesaggio, biodiversità, acqua, suolo e patrimonio culturale. Queste risorse contribuiscono alla capacità di generare benessere nel tempo.

Proteggere il capitale naturale significa preservare una componente della ricchezza territoriale. Investire nell’istruzione aumenta il capitale umano. Migliorare il funzionamento delle amministrazioni accresce il capitale istituzionale. Creare relazioni stabili tra imprese, università, amministrazioni e Terzo settore rafforza il capitale sociale. La sostenibilità assume così una dimensione economica concreta.

L’Italia parte dal BES

L’Italia dispone già di una base statistica importante. Il BES, Benessere Equo e Sostenibile, elaborato dall’Istat, comprende 152 indicatori articolati in 12 domini. Salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, sicurezza, qualità delle istituzioni, ambiente, innovazione, ricerca e qualità dei servizi vengono osservati attraverso un sistema molto più ampio rispetto ai tradizionali indicatori economici.

Una selezione di indicatori BES è entrata anche nel ciclo della programmazione economica italiana in applicazione della legge 163 del 2016. Esiste quindi già una cultura statistica capace di dialogare con il framework Beyond GDP.

Il passo successivo riguarda la capacità di portare questa misurazione sempre più vicino alle scale regionali e locali. Regioni, città metropolitane, province, comuni e aree interne possono costruire dashboard in cui i dati economici dialogano con indicatori ambientali, sociali e di governance. Il bilancio di un territorio può così essere letto insieme alla qualità dell’aria, alla disponibilità dei servizi sanitari, alla capacità innovativa delle imprese, alla partecipazione civica, all’uso delle risorse naturali e alla capacità di trattenere capitale umano.

Dati, intelligenza artificiale e nuove politiche pubbliche

Open data, sistemi informativi geografici, dati satellitari, sensori ambientali e intelligenza artificiale permettono oggi di osservare fenomeni territoriali con livelli di dettaglio molto più elevati rispetto al passato.

Un’amministrazione può incrociare dati su popolazione, mobilità e servizi sanitari, individuare quartieri caratterizzati da vulnerabilità energetica, osservare dove aumenta il consumo di suolo oppure confrontare andamento demografico e accessibilità dei servizi nelle aree interne.

L’intelligenza artificiale può aiutare a elaborare grandi quantità di informazioni e individuare correlazioni utili alla programmazione. La qualità del risultato dipende dalla solidità della base informativa, dalla trasparenza dei modelli e dalla capacità amministrativa di interpretare i dati.

Anche qui la connessione con gli ESG è evidente. La tecnologia acquista valore quando aiuta a prendere decisioni ambientali e sociali più leggibili, documentate e verificabili.

Misurare meglio per governare meglio

La questione riguarda il significato attribuito alla parola progresso. Un territorio può produrre maggiore ricchezza economica mentre consuma una quota crescente delle proprie risorse naturali. Può attrarre investimenti mentre perde popolazione giovane. Può aumentare produzione e consumi mentre diminuiscono qualità ambientale, fiducia nelle istituzioni e coesione sociale.

Il Beyond GDP prova a rendere visibili queste relazioni. Gli ESG territoriali possono trasformarle in indicatori capaci di supportare decisioni pubbliche, programmi di investimento e politiche di sviluppo locale.

Il lavoro delle Nazioni Unite e quello sviluppato dall’Osservatorio ESG dei Territori indicano una direzione comune. Comprendere la qualità dello sviluppo attraverso una pluralità di indicatori, rendere confrontabili i territori e costruire strumenti capaci di orientare le decisioni.

Il PIL continuerà a raccontare quanto produce un territorio. Gli indicatori Beyond GDP e i sistemi ESG territoriali possono spiegare come quella crescita viene generata, quali risorse utilizza, quale valore distribuisce e quale patrimonio lascia nel tempo.

Su osservatorioesg.eu è possibile approfondire il progetto dell’Osservatorio ESG dei Territori e le attività dedicate alla ricerca e alla misurazione della sostenibilità territoriale.

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