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Osservatorio Economico Aforisma: Puglia, il tempo delle scelte

La Puglia continua a perdere popolazione, occupazione e slancio economico. È quanto emerge dal Rapporto annuale presentato dall’Osservatorio Economico di Aforisma presentato alle istituzioni e alle parti sociali lo scorso 5 gennaio da Andrea Salvati direttore dell’Osservatorio Economico AFORISMA e da Davide Stasi, responsabile degli studi, che restituisce un’immagine nitida di una regione attraversata da criticità profonde e persistenti.

Fronte demografico

Il calo demografico non è più un fenomeno transitorio, ma una tendenza di lungo periodo che incide sulla sostenibilità del sistema produttivo e sulla coesione sociale. Dal 1982 a oggi la regione ha perso oltre un milione di abitanti, con una riduzione drastica della popolazione giovane e un incremento più che doppio di quella anziana. Circa 700 mila giovani hanno lasciato la Puglia negli ultimi decenni, alimentando uno spopolamento che colpisce soprattutto le aree interne e riduce il potenziale di crescita futura. Il saldo migratorio resta negativo e l’attrattività del territorio non riesce a compensare le uscite, confermando una debolezza strutturale delle politiche di trattenimento e attrazione del capitale umano.

Fronte economico

Sul fronte economico il quadro resta fragile. Nei primi nove mesi del 2025 l’export pugliese ha registrato una contrazione dello 0,76 per cento, in controtendenza rispetto alla crescita nazionale. Anche l’occupazione ha subito una flessione rilevante: tra il 2024 e il 2025 si sono persi quasi 10 mila posti di lavoro, pari a un calo dello 0,93 per cento. I comparti tradizionalmente trainanti, come commercio, agricoltura, costruzioni e manifattura, continuano a sostenere una parte significativa dell’economia regionale, ma la loro dinamica non è sufficiente a compensare le perdite complessive. La fatturazione delle imprese pugliesi si attesta intorno ai 65,9 miliardi di euro, un valore inferiore a quello di regioni comparabili e indicativo di una competitività ancora limitata. Il turismo mostra segnali positivi e una buona capacità di attrazione, ma da solo non riesce a invertire una tendenza che coinvolge struttura produttiva, lavoro qualificato e capacità di innovazione.

La Tavola Rotonda

In questo contesto si è inserito il confronto di alto profilo che ha accompagnato la presentazione del Report annuale dell’Osservatorio Economico di Aforisma School of Future. Un momento di dialogo qualificato che ha riunito istituzioni, rappresentanze sociali, mondo produttivo e comunità accademica, mettendo al centro la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche di sviluppo regionale.

Al dibattito hanno preso parte la Presidente del Consiglio della Regione Puglia Loredana Capone, il Presidente facente funzione della Provincia di Lecce Fabio Tarantino, il Presidente di Confindustria Lecce Valentino Nicolì, la UIL rappresentata da Mauro Fioretti, la CGIL rappresentata da Tommaso Moscara, il giornalista del Quotidiano di Puglia Francesco Gioffredi, il docente di Finanza Aziendale dell’Università di Dublino Valerio Potì e il docente di Geografia Economica dell’Università del Salento e Presidente di Next EU Marco Sponziello.

Nel dibattito è emersa con forza anche la dimensione politico-istituzionale della crisi pugliese. Bruno Tabacci ha richiamato l’attenzione sui rischi legati all’attuazione dei Lep, sottolineando come un loro indebolimento possa ampliare ulteriormente i divari territoriali e penalizzare il Mezzogiorno. Senza una strategia nazionale solida, ha osservato, le regioni più fragili continueranno a perdere popolazione e capacità produttiva. Loredana Capone ha invece posto l’accento sul rafforzamento dei servizi alle famiglie come leva decisiva per contrastare lo spopolamento, evidenziando il ruolo centrale di welfare, istruzione e sanità nel rendere il territorio più attrattivo per giovani e lavoratori.

Nel suo intervento, Marco Sponziello ha proposto una lettura sistemica della crisi pugliese, sottolineando come il declino demografico ed economico non possa essere affrontato con misure frammentate o emergenziali. Dal suo punto di vista prima di tutto occorre un intervento politico per incentivare la fusione fra i comuni. Ha poi illustrato la sua proposta di un modello volontario e innovativo di impresa sostenibile europea, la European ESG Company, come strumento pensato per attrarre imprenditrici e imprenditori con una visione di lungo periodo, spesso penalizzati in contesti che non favoriscono l’integrazione tra competitività, impatto sociale e transizione ambientale. Sponziello ha inoltre evidenziato l’importanza di rafforzare i collegamenti strategici tra la Puglia e i Paesi del Mediterraneo, non solo sul piano infrastrutturale ma anche su quello produttivo, formativo e culturale, per rendere la regione più attrattiva per talenti internazionali e lavoratori qualificati. Centrale, nel suo contributo, anche il tema del sostegno al sistema produttivo attraverso investimenti mirati in startup innovative e società benefit, considerate leve fondamentali per aumentare il valore aggiunto, rafforzare l’occupazione stabile e costruire un ecosistema economico più resiliente.

Ripensare sviluppo, energia e attrattività

La sfida che emerge va oltre i confini regionali e riguarda l’Italia e l’Europa nel loro insieme. Viviamo una fase storica segnata da una crescente divaricazione tra chi continua a investire nelle fonti fossili e chi sceglie di puntare con decisione sulle energie rinnovabili. È una frattura economica, tecnologica e geopolitica che incide sulla competitività dei territori e sulla loro sicurezza. La dipendenza dai combustibili fossili alimenta vulnerabilità strategiche, tensioni internazionali e rischi sistemici. Diventa quindi essenziale promuovere politiche capaci di innovare sul piano energetico, riducendo la dipendenza fossile, e allo stesso tempo di trattenere e attrarre persone, competenze e imprese. In conclusione dei lavori Sponziello ha aggiunto che “solo attraverso la valorizzazione sistematica dei punti di forza della Puglia, tradotti in una strategia organica di sviluppo sostenibile e di lungo periodo, sarà possibile scongiurare un declino demografico ed economico strutturale e delineare una traiettoria credibile di crescita e stabilità”.

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