PNRR e PAC: opportunità e rischi

È ormai da tempo che si tenta, spesso invano, di porre l’attenzione sulla valutazione d’impatto della nuova PAC (Politica Agricola Comune) 2023-27, aggiornata marginalmente rispetto alle ambizioni proposte dal programma Next Generation EU, incentrate proprio sulla rivoluzione verde.

Le sfide proposte dal Green Deal sono ambiziose e potenzialmente rivoluzionarie. Il problema rischia però di essere il solito: di più a chi più ha, impedendo il rilancio di una economia sinergica e circolare fra piccole imprese. I fondi vengono assegnati a grandi o grandissime aziende.

Ancor di più fa discutere la possibilità che vengano destinati a grandi allevamenti intensivi ed alla produzione dei relativi mangimi.

L’attenta analisi di Luisiana Gaita fornisce un importante specchio dei rischi cui andiamo incontro, pensando che un aggiustamento della rotta è fondamentale ed ancora possibile.

Si tratta di un grave rischio per la biodiversità sia ambientale che delle piccole imprese, che ancora non riescono a reperire fondi e competenze adatte ad uscire dalla lunga crisi dell’ultimo periodo. Difatti i 387 miliardi stanziati in sette anni, di cui disporrà la prossima PAC, si stima possano andare per l’80% a grandissime aziende che assorbono fondi per adattare i loro metodi poco affini alle strategie proposte da Next Generation Eu. Occorre reperire i finanziamenti da destinare, invece, alle micro, piccole e medie imprese che da sempre valorizzano il territorio per le quali questi grandi finanziamenti costituirebbero linfa vitale.

C’è un importante ecosistema che si troverebbe con fondi gravemente erosi, poiché erogati in base agli ettari di produzione, tagliando fuori imprese di tutta Italia che costituiscono la trama della filiera produttiva del Mezzogiorno, allargando il divario anziché limitarlo.

Si trovano nel rapporto dell’Osservatorio economico Aforisma, le prime conferme del “Sud-locomotiva” con la Puglia che segna un rimbalzo del 40%, con un attivo nella bilancia commerciale di 103 milioni di euro: un primo importante risultato per il recupero dell’economia di tutto il paese, che deve incoraggiare la nostra e le altre regioni ad essere motori della ripartenza.

Guardando intanto all’immediato futuro, la prossima sfida da affrontare è quella proposta nella componente 4 del PNRR: la rivoluzione verde e l’adeguamento idrico per affrontare i rischi della siccità e degli eventi climatici.

Per accedere ai fondi dell’investimento 4.3 del nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oltre al fondamentale criterio di selezione dei progetti già cantierabili, l’Alta Priorità di intervento su base Regionale è uno dei requisiti richiesti. Opportunità dunque fondamentale per i territori, specialmente per quelli a rischio siccità che nel meridione avvertono una particolare urgenza alla soluzione del problema.

Si tratta di un momento fondamentale in cui i cittadini e le imprese hanno il compito di attivarsi, proporre e partecipare assieme agli organi amministrativi locali e regionali, per sfruttare le opportunità che, oramai, ci vengono offerte settimana dopo settimana. Il rischio che corriamo ad ogni passo è quello di vanificare sforzi importanti, continuando ad offrire maggiori possibilità ad aziende di dimensioni pressoché colossali, piuttosto che aumentare la competitività e l’efficacia delle economie circolari promosse da Next Generation EU di cui il nostro territorio ed il Paese potrebbero farsi capofila e portavoce.

Autore

  • Studioso e lavoratore della filiera agroalimentare e del turismo. Fermamente convinto nella qualità dei prodotti salentini, e nel valore che essi creano per il Paese intero. Studioso del fermento culturale ed economico del Mezzogiorno

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