Il confronto pubblico andato in scena a Martano il 28 marzo 2026 ha acceso un tema che oggi attraversa imprese, pubbliche amministrazioni, professioni e comunità locali con una forza sempre più evidente. La parità di genere viene ormai letta come una questione centrale per la qualità dello sviluppo, per la competitività dei territori e per la credibilità delle organizzazioni. Dentro questa cornice, il convegno “Parità che genera valore” ha offerto una chiave di lettura ampia, concreta e perfettamente coerente con la cultura ESG, soprattutto nella sua dimensione sociale e di governance.
L’evento si è realizzato grazie al lavoro di Tiziana Protopapa e Marco Sponziello, presidente dell’Associazione Next EU, che insieme hanno contribuito alla costruzione del panel e all’organizzazione di un confronto capace di mettere in relazione competenze, esperienze e punti di vista diversi attorno a un tema oggi sempre più centrale nel dibattito pubblico e organizzativo. A rendere possibile questo percorso è stato anche il contributo di Lorenzo Luceri, presidente di ACAM 2.0 APS, realtà promotrice dell’iniziativa e punto di riferimento nell’attivazione di occasioni di confronto sui temi della crescita sociale, culturale e territoriale.

Nel dibattito italiano ed europeo, il rapporto tra parità di genere, sostenibilità e innovazione organizzativa occupa oggi uno spazio sempre più rilevante. Le aziende che investono in inclusione, welfare, trasparenza e qualità del lavoro rafforzano la propria capacità di attrarre competenze, consolidano la reputazione e costruiscono valore nel medio periodo. Lo stesso vale per gli enti pubblici, chiamati a generare servizi, fiducia e condizioni favorevoli alla partecipazione. Martano ha portato questo tema fuori da formule astratte, trasformandolo in una riflessione pubblica ricca di contenuti, dati, criticità, strumenti e visioni operative.
Maria Rosaria Caracuta: la parità di genere come infrastruttura sociale della sostenibilità
Ad aprire il confronto è stata Maria Rosaria Caracuta, presidente del Consiglio comunale di Martano con delega alle pari opportunità. Il suo intervento ha riportato l’attenzione su un nodo decisivo della questione femminile nel lavoro e nella vita pubblica. Il punto vero resta quello dei numeri, soprattutto quando si osservano i ruoli di responsabilità, la continuità occupazionale e la presenza femminile nei luoghi in cui si assumono decisioni strategiche. Alla base del mercato del lavoro la partecipazione femminile appare diffusa, mentre salendo verso i vertici organizzativi emergono ancora squilibri marcati.
Da qui prende forma una riflessione che riguarda da vicino anche il linguaggio ESG. La dimensione sociale della sostenibilità passa infatti dalla possibilità di garantire accesso, crescita professionale, conciliazione tra vita e lavoro e qualità delle condizioni occupazionali. La governance, invece, si misura anche nella capacità di costruire processi decisionali più equilibrati, più aperti e più aderenti alla realtà. Quando la parità cresce, cresce anche la qualità democratica di un’organizzazione. Quando la rappresentanza si amplia, aumenta pure la capacità di leggere bisogni, priorità e opportunità con uno sguardo più completo.
L’esperienza raccontata dal Comune di Martano si inserisce proprio in questa traiettoria. L’estensione degli orari dell’asilo nido, il rafforzamento dei servizi educativi e l’attivazione della sezione primavera descrivono una linea amministrativa precisa. La politica locale può incidere davvero sulla vita delle famiglie e può creare condizioni più favorevoli per la partecipazione femminile al lavoro. In questo passaggio emerge una lezione importante per il dibattito sulla sostenibilità ESG. La transizione sociale richiede interventi concreti, radicati nei territori e capaci di alleggerire i carichi di cura che ancora oggi pesano soprattutto sulle donne.
Milena Mariano: dalle norme agli strumenti operativi, il valore della certificazione di parità
Il contributo di Milena Mariano, ricercatrice dell’Università della Tuscia ed esperta di certificazione della parità di genere, ha collocato il tema dentro una prospettiva giuridica e organizzativa molto chiara. La parità di genere vive dentro un lungo percorso normativo che parte dai diritti fondamentali e arriva fino agli strumenti più avanzati di misurazione e rendicontazione. Questo itinerario mostra un dato essenziale. I principi acquistano forza piena quando entrano nella vita concreta delle organizzazioni e diventano criteri di gestione, di misurazione delle performance con KPI specifici, di valutazione e di miglioramento continuo.

In questa prospettiva, la certificazione UNI PdR 125 2022 rappresenta uno degli strumenti più interessanti emersi negli ultimi anni. Si tratta di una leva volontaria che consente a imprese e organizzazioni di osservare in modo strutturato la propria cultura interna, la governance, i meccanismi di selezione, le opportunità di carriera, l’equità retributiva, la tutela della genitorialità e la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Il valore di questo strumento sta nella sua capacità di trasformare un impegno etico in una pratica verificabile, leggibile e migliorabile.
Oggi la competitività si costruisce anche attraverso metriche sociali affidabili, procedure trasparenti e obiettivi misurabili. La sostenibilità aziendale vive sempre meno di dichiarazioni generiche e sempre più di indicatori, sistemi di controllo e standard condivisi. In questo senso, la certificazione di parità di genere si inserisce pienamente nel cuore della cultura ESG. Aiuta a rendere visibile ciò che un’organizzazione è davvero, molto oltre la comunicazione istituzionale o il marketing reputazionale.
Daniela Talà: formazione, competenze e lavoro femminile come leva per l’innovazione ESG
L’intervento di Daniela Talà ha spostato l’attenzione su un altro fronte strategico. Il mercato del lavoro italiano vive una frattura profonda tra la domanda di competenze espressa dalle imprese e l’offerta realmente disponibile. Da un lato, le aziende cercano profili che faticano a trovare. Dall’altro, una parte importante del talento femminile resta fuori dal perimetro produttivo oppure vi entra in modo discontinuo, fragile o sottodimensionato rispetto al proprio potenziale. Dentro questa distanza si annida una delle più grandi contraddizioni del sistema economico italiano.

Daniela Talà ha ricordato come il tema della parità di genere vada letto anche come una questione produttiva, industriale e territoriale. Portare più donne verso lavori di qualità significa rafforzare l’autonomia economica, generare benessere sociale e rispondere meglio ai fabbisogni delle imprese. Significa anche migliorare la capacità dei territori di affrontare la trasformazione tecnologica e organizzativa. Per questa ragione, il tema dell’orientamento assume un ruolo decisivo. Serve accompagnare le persone lungo percorsi che aiutino a riconoscere competenze, attitudini e opportunità, valorizzando il capitale umano femminile lungo l’intero arco della vita professionale.
Particolarmente interessante è stato il richiamo agli ITS Academy, descritti come un’infrastruttura formativa ad alta intensità di innovazione, capace di collegare in modo diretto didattica, tecnologia e fabbisogni produttivi. Meccatronica, agroalimentare, information technology, servizi avanzati, manifattura evoluta e salute rappresentano filiere in cui la presenza femminile può crescere molto. Qui si apre un punto cruciale per il futuro della sostenibilità. La transizione verde e digitale richiede nuove competenze, nuovi percorsi e nuovi modelli di accesso al lavoro. Senza una presenza femminile più ampia e più valorizzata, la trasformazione resta incompleta e perde una parte essenziale della propria forza.
Filomena D’Antini: istituzioni, trasparenza salariale e nuova cultura della governance
La prospettiva istituzionale portata da Filomena D’Antini, Consigliera Nazionale di Parità, ha rafforzato ulteriormente il quadro emerso durante il convegno. La presenza femminile cresce in vari ambiti, eppure le criticità strutturali restano evidenti. I divari occupazionali, la distanza retributiva, la limitata presenza nei ruoli apicali mostrano come il tema richieda ancora una forte azione pubblica, una solida capacità di controllo e una visione culturale più matura.

Uno dei concetti più rilevanti emersi dal suo intervento riguarda la trasparenza. Oggi parlare di parità di genere significa anche parlare di dati, di report, di rendicontazione e di accesso alle informazioni. La trasparenza salariale e il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile spingono le organizzazioni verso una responsabilità più alta. Rendere visibili gli squilibri consente infatti di affrontarli con strumenti più efficaci e con maggiore consapevolezza. La sostenibilità sociale richiede proprio questo salto di qualità. Serve passare dalla sensibilità al governo dei processi.
Questa lettura si collega in modo diretto alla governance ESG. Una governance moderna sa leggere gli impatti, sa misurare i risultati, sa correggere gli squilibri e sa integrare la dimensione umana dentro le scelte strategiche. La parità di genere, in questo quadro, diventa un indicatore di maturità organizzativa. Un’impresa o un ente che investe davvero su questo terreno manda un segnale preciso al mercato, ai lavoratori, ai giovani talenti e alle comunità di riferimento. Comunica affidabilità, visione e capacità di stare dentro il cambiamento con strumenti adeguati.
Marco Sponziello e l’idea di sviluppo che mette insieme economia civile, ESG e competitività
Nelle conclusioni, Marco Sponziello, docente di Unisalento e presidente dell’Associazione Next EU, ha allargato il ragionamento a una domanda di fondo. Quale idea di sviluppo guida oggi un territorio, un’impresa, una comunità, una pubblica amministrazione. Da questa domanda prende forma una visione in cui la parità di genere smette di apparire come tema settoriale e diventa parte di un modello economico più avanzato, fondato su sostenibilità, inclusione, responsabilità e innovazione ESG.

Il suo intervento ha messo in evidenza un passaggio decisivo per chi osserva i cambiamenti contemporanei. Le organizzazioni che investono in sostenibilità e qualità del lavoro generano valore anche sul piano economico. La parità di genere, letta dentro la logica ESG, contribuisce a migliorare reputazione, attrattività, capacità competitiva e solidità interna. In altre parole, equità e performance camminano insieme. Questo approccio si avvicina molto alla tradizione dell’economia civile, dove il profitto resta importante ma si accompagna a una responsabilità più ampia verso le persone, il territorio e la comunità.
Marco Sponziello ha anche richiamato il tema della rendicontazione e della comunicazione del valore creato. In un contesto economico in rapida trasformazione verso modelli di Economia Civile, ai giovani, ai lavoratori e agli stakeholder interessa sempre di più sapere come un’organizzazione produce risultati, quale cultura esprime, come tratta le persone e quale visione porta avanti. La sostenibilità diventa dunque una grammatica nuova della fiducia. Entro questa grammatica, la parità di genere occupa un posto centrale perché racconta il grado reale di evoluzione di un sistema organizzativo.
Il dibattito
Nel corso della parte conclusiva dell’incontro si è sviluppato un confronto ampio e partecipato, arricchito da numerose testimonianze del pubblico che hanno dato ulteriore profondità ai temi emersi durante il convegno. Gli interventi hanno confermato quanto la parità di genere sia una questione ancora pienamente aperta, capace di toccare esperienze personali, percorsi professionali e vita quotidiana delle organizzazioni.


La discussione finale ha restituito con chiarezza il forte interesse suscitato dall’iniziativa e la rilevanza concreta di un tema percepito come sempre più urgente. Dai contributi emersi è arrivata una consapevolezza condivisa. I risultati raggiunti rappresentano un passaggio importante, ma la costruzione di una parità effettiva richiede continuità, attenzione costante e la capacità di tradurre i principi in pratiche stabili, riconosciute e diffuse in ogni ambito della vita pubblica e professionale.
Lorenzo Luceri: oltre il convegno, una direzione chiara per territori e organizzazioni
L’incontro di Martano lascia in eredità un messaggio preciso. La parità di genere rappresenta oggi una leva concreta di innovazione, un fattore di sostenibilità sociale e una condizione sempre più rilevante per la competitività territoriale. Riguarda il lavoro, la formazione, i servizi, la rappresentanza, la trasparenza e la qualità delle decisioni. Riguarda anche il modo in cui un territorio sceglie di stare nel futuro.

Per questo, il valore dell’evento va ben oltre il singolo appuntamento pubblico. Il confronto ha mostrato che la cultura ESG, quando viene letta in modo serio e concreto, trova nella parità di genere uno dei suoi terreni più avanzati. Qui si incontrano diritti, economia, organizzazione, welfare e sviluppo. Qui si misura la capacità di un sistema di produrre crescita durevole e benessere diffuso. Martano ha offerto un esempio interessante di come questo tema possa essere affrontato in chiave territoriale, connettendo istituzioni, esperti, professionisti e comunità.
Dentro le grandi transizioni in corso, la questione femminile assume dunque un significato ancora più forte. Investire sulla parità significa investire sulla qualità del lavoro, sulla stabilità sociale, sulla forza delle comunità e sulla credibilità delle organizzazioni. Significa scegliere una traiettoria di sviluppo più matura, più moderna e più capace di generare valore condiviso.
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