Il contributo ceh pubblichiamo si basa su un’analisi elaborata da Elisabetta Fedele, Chiara Brigante ed Emanuela Di Pinto, studentesse del Corso di Laurea Magistrale in Governance Euro-Mediterranea delle Politiche Migratorie dell’Università del Salento, nell’ambito dell’insegnamento di Geografia Economica e Politica dell’Area Euro-Mediterranea, tenuto dal Prof. Marco Sponziello.
Il lavoro nasce con l’obiettivo di approfondire le dinamiche della transizione energetica in Tunisia attraverso la lente dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance), in un contesto segnato da instabilità politica, pressioni migratorie e sfide ambientali. Partendo dai cambiamenti avvenuti nel Paese dopo la Rivoluzione dei Gelsomini del 2011, l’analisi mette in luce opportunità e criticità di un processo ancora in divenire, ma strategico per il Mediterraneo e per l’Europa intera.
Tunisia e sostenibilità: un Paese in transizione tra sfide ambientali e opportunità ESG
Negli ultimi anni, la Tunisia è diventata un laboratorio di cambiamento nel Nord Africa, grazie a un ambizioso percorso verso la transizione energetica e l’adozione di criteri ESG (Environmental, Social, Governance). A partire dalla Rivoluzione dei Gelsomini del 2011, il Paese ha intrapreso un processo di trasformazione che coinvolge istituzioni, società civile e settore energetico, con l’obiettivo di creare un modello di sviluppo più equo, trasparente e sostenibile.
Dimensione “E”: Un impegno crescente per l’ambiente e le rinnovabili
Desertificazione e crisi idrica
La Tunisia affronta gravi sfide ambientali, tra cui desertificazione, scarsità idrica e vulnerabilità climatica. L’80% dell’acqua è destinata all’agricoltura, ma con un’efficienza ancora limitata. La risposta? Una strategia idrica nazionale orientata a modernizzazione, riutilizzo e desalinizzazione sostenibile.
Il Plan Solaire Tunisien
Tra le iniziative più ambiziose spicca il PST – Plan Solaire Tunisien, che punta a generare 4.000 MW da fonti rinnovabili entro il 2030. Progetti chiave come quelli a Tozeur, Tataouine e Kébili stanno trasformando aree marginali in hub energetici solari.
Focus su idrogeno verde
Con l’adozione della Feuille de Route de l’Hydrogène Vert, la Tunisia mira a produrre 8,3 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2050, di cui 6 milioni destinate all’export. Un progetto pilota a Gabès segna l’inizio di questa nuova era energetica.
Dimensione “S”: Inclusione sociale e opportunità occupazionali
Disoccupazione giovanile e ONG locali
Nonostante un elevato tasso di alfabetizzazione, la Tunisia soffre un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 30%. La risposta è duplice: da un lato, la proliferazione di ONG post-2011 focalizzate su diritti e ambiente; dall’altro, programmi come quelli promossi dall’ILO, che mirano alla creazione di lavoro dignitoso, protezione sociale e sviluppo territoriale.
ESG come strumento per la coesione
Le imprese che adottano criteri ESG in Tunisia possono contribuire a ridurre le disuguaglianze regionali, favorendo sviluppo in aree rurali e marginali. Una strategia che valorizza l’equità e l’inclusione come asset di crescita.
Dimensione “G”: Governance, trasparenza e sfide istituzionali
Dal regime di Ben Ali alla democrazia incompiuta
Prima del 2011, la Tunisia era un regime autoritario segnato da corruzione e centralizzazione. La Costituzione del 2014 ha segnato un passaggio storico verso la democratizzazione, culminata con il Premio Nobel per la Pace al Quartetto del Dialogo Nazionale.
Leggi e istituzioni a supporto della sostenibilità
Importanti riforme legislative (Leggi 12/2015, 71/2016, 20/2018) hanno attratto investimenti green e startup tecnologiche. L’Autorité Tunisienne de Régulation de l’Energie (ATRE) è oggi un attore chiave per la trasparenza nel settore energetico.
Le criticità ancora da risolvere
Non mancano le difficoltà: instabilità politica, burocrazia lenta, corruzione e gestione poco inclusiva dei fondi green rappresentano ostacoli concreti. Serve un rafforzamento delle istituzioni e della partecipazione civica.
Tunisia–Europa: una cooperazione strategica per la decarbonizzazione
Il progetto Elmed — interconnettore elettrico tra Tunisia e Italia — rappresenta un simbolo della cooperazione energetica euromediterranea. Con un cavo sottomarino da 600 MW e un investimento complessivo di 850 milioni di euro, sarà un pilastro per la sicurezza energetica europea.
Inoltre, il Memorandum d’intesa UE–Tunisia del 2023 rafforza i legami politici ed economici tra le due sponde del Mediterraneo, ponendo le basi per una partnership multilivello che include energia verde, migrazione e sviluppo.
La Tunisia può diventare un hub energetico per l’Europa?
Con il supporto dell’Unione Europea, una posizione geografica strategica e un crescente impegno in materia ESG, la Tunisia ha le carte in regola per diventare un partner energetico chiave per l’Europa. Ma affinché questa visione si realizzi, è fondamentale:
- Garantire stabilità normativa e istituzionale
- Promuovere trasparenza e lotta alla corruzione
- Rafforzare le partnership internazionali
- Coinvolgere attivamente le comunità locali
- Consolidare una governance etica e inclusiva

