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Xylella: “Visione condivisa per ricostruire territorio, economia e identità”

POGGIARDO – Non solo emergenza agricola, ma questione territoriale, sociale, economica e culturale. È attorno a questa impostazione che si è sviluppato a Poggiardo il convegno “Xylella e rinascita”, promosso da Res Publica con il patrocinio del Comune di Poggiardo e di Next EU, nato per riportare al centro del dibattito pubblico una delle ferite più profonde vissute dal Salento negli ultimi decenni. L’iniziativa era stata presentata come un momento di confronto tra politica, mondo produttivo e competenze accademiche sul futuro post-Xylella del territorio.

L’incontro, ospitato al Palazzo della Cultura, ha riunito amministratori, tecnici, imprenditori, studiosi e cittadini, confermando quanto il tema resti aperto e quanto la ricostruzione del paesaggio e dell’economia agricola salentina richieda oggi un salto di qualità nelle scelte pubbliche e private. A moderare il confronto è stato Marco Sponziello, professore universitario di Geografia economico-politica. Tra i relatori Andrea Caroppo, deputato della Repubblica, Salvatore Colazzo, professore ordinario di Pedagogia sperimentale, Gabriele Abaterusso, Giovanni Melcarne e Raffaele Cazzetta, in una composizione volutamente trasversale, costruita per mettere in dialogo visioni istituzionali, tecniche e produttive.

Dal dibattito è emersa innanzitutto una consapevolezza condivisa: la Xylella non può più essere letta solo come una crisi fitosanitaria. Il disseccamento degli ulivi ha modificato in modo radicale il paesaggio, ha inciso sulla produzione agricola e ha alterato il rapporto tra comunità, identità locale ed economia. È un punto che gli interventi hanno rilanciato con forza, insistendo sulla necessità di affrontare la fase post-Xylella come una sfida complessiva di rigenerazione territoriale.

Uno dei temi più ricorrenti è stato quello della programmazione. Dalla platea e dal tavolo dei relatori è arrivata la richiesta di superare la logica dell’intervento episodico e di costruire invece una strategia di medio-lungo periodo, capace di orientare investimenti, modelli colturali, incentivi e gestione del territorio. Il nodo, in sostanza, non riguarda solo quanti fondi siano disponibili, ma come questi vengano indirizzati, con quali criteri tecnici e con quale visione complessiva del Salento nei prossimi dieci o vent’anni.

Sul versante agricolo, l’accento è stato posto sulla necessità di accompagnare la rigenerazione con maggiore assistenza tecnica, regole più efficaci e una selezione più attenta dei modelli d’impianto. Accanto alla ricostruzione dell’olivicoltura, diversi interventi hanno richiamato anche il tema della diversificazione colturale e della costruzione di filiere sostenibili, purché inserite in un quadro coerente e non affidate a iniziative isolate. Il messaggio emerso è netto: senza sostenibilità economica non può esserci neppure tutela del paesaggio.

Al centro della riflessione anche la dimensione culturale e sociale della crisi. La perdita degli ulivi non è stata descritta soltanto come la scomparsa di una coltura, ma come l’indebolimento di una memoria collettiva, di una gestualità, di un racconto identitario che per secoli ha accompagnato il Salento. Da qui l’idea, più volte richiamata durante il convegno, che la rinascita non possa limitarsi al reimpianto, ma debba coinvolgere comunità, giovani generazioni, scuole, amministrazioni locali e nuove forme di cittadinanza attiva.

Proprio la presenza di molti giovani in sala è stata indicata come uno dei segnali più incoraggianti dell’incontro. In un territorio spesso raccontato attraverso la rassegnazione o la fuga delle competenze, la partecipazione di un pubblico giovane è apparsa ai relatori come un dato non secondario: la rigenerazione del Salento, è stato osservato, potrà esistere solo se tornerà a essere anche un progetto generazionale.

Sul piano politico, il confronto ha evidenziato l’esigenza di una maggiore convergenza istituzionale tra livello locale, regionale e nazionale. Più voci hanno sottolineato che la complessità della crisi impone strumenti stabili, governance chiara e una sede permanente di confronto capace di tradurre analisi e proposte in azioni concrete. In questo senso, il convegno di Poggiardo ha assunto il valore di una chiamata alla responsabilità: più capacità di mettere in comune competenze, dati e scelte operative.

L’appuntamento promosso da Res Publica si chiude così con un’indicazione precisa: la rinascita del Salento non può essere affidata né alla nostalgia né a soluzioni improvvisate. Servono visione, coordinamento e partecipazione. Ed è proprio questa l’idea che l’evento aveva posto al centro fin dalla sua presentazione: trasformare una crisi profonda in nuove possibilità per il territorio, capaci di tenere insieme memoria, innovazione, sostenibilità e futuro.

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