COP26: La prima bozza

Appena pubblicata dalla Presidenza della Conferenza sul Clima di Glasgow, la prima bozza del documento finale che gli Stati partecipanti al COP26, dovranno ridiscutere e sottoscrivere.
Non poche sono state le critiche e le reazioni alle proposte riportate ed avanzate dal Presidente Boris Jhonson, che continua ad esortare i colleghi ad un approccio ancor più radicale per un impatto maggiore sul cambiamento climatico.
Fondamentale la velocizzazione del processo di riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili, imponendo forti cambi di rotta ai piani nazionali sul clima dei diversi Stati entro il prossimo anno.
Vengono riconfermati i target di riduzione delle emissioni e l’impegno per contenere l’aumento della temperatura terreste.

Gli impegni degli Stati

Dalla bozza del documento finale, viene dunque confermato l’impegno a contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C, avvicinandosi il più possibile ad 1,5°C ed a ridurre del 45% le emissioni entro il 2030 (rispetto al 2010), la prima milestone per l’obbiettivo “Emissioni Zero”, da raggiungere entro il 2050. Proprio sul termine ultimo della sfida alle emissioni di CO2, i Paesi più inquinanti mettono le mani avanti e se Russia, Cina ed Arabia Saudita spostano la scadenza al 2060, l’India, fra i paesi più popolosi e con altissime emissioni di gas serra, lo sposta al 2070. Di tutt’altro schieramento l’Unione Europea che si fa portavoce della Rivoluzione Verde aumentando il proprio target di decarbonizzazione dal 45, al 55% entro il 2030.
Il documento difatti ribadisce la necessità di impegni concreti e che siano comuni a tutti i Paesi, istituendo un fondo di 100 miliardi di dollari che i Paesi si impegnano a rifinanziare annualmente fino al 2025, cercando, inoltre, di includere i Paesi più svantaggiati in uno sviluppo sostenibile, dedicando loro un finanziamento complessivo di 413 milioni l’anno, perché possano prendere attivamente parte alla transizione ecologica.

L’inclusione del settore privato

Importante anche l’inclusione del settore privato e della finanza. Una particolare attenzione viene prestata alle banche che possono svolgere la funzione di transizione degli investimenti dalle vecchie tecnologie e combustibili fossili verso il technology transfer e le nuove fonti di energia rinnovabili. Nel documento vengono difatti esortate tutte le società, gli enti di formazione e di ricerca e le istituzioni statali, settoriali e non, a partecipare attivamente alla ricerca di nuovi approcci e soluzioni per il raggiungimento degli obbiettivi fissati dagli Accordi di Parigi e ribaditi con forza da questa Conferenza in via di conclusione, a Glasgow.

USA e CINA: un accordo necessario

A riprova del clima che si respira durante gli incontri di vertice a Glasgow, fra le diverse critiche e ritrattazioni, si muovono importanti passi per le sorti del Mondo. Tra il 9 ed il 10 di Novembre si conclude infatti l’accordo fra USA e Cina che li impegna a creare un gruppo di lavoro bilaterale per potenziare lo sforzo verso il raggiungimento dei target posti da COP26. Una importante apertura alla collaborazione che travalica l’assenza di Xi Jinping a Glasgow e che pongono un importante impegno diplomatico alla base di un percorso che nei prossimi decenni coinvolgerà la società tutta. Le due più grandi potenze inquinatrici del Mondo si impegnano finalmente su un fondamentale fronte comune.

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Autore

  • Studioso e lavoratore della filiera agroalimentare e del turismo. Fermamente convinto nella qualità dei prodotti salentini, e nel valore che essi creano per il Paese intero. Studioso del fermento culturale ed economico del Mezzogiorno

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