Greenwashing: L’inchiesta di IrpiMedia, con Giulio Rubino a Lecce

Apre la rassegna Now’s the time – non tutto ciò che è verde è sostenibile – Il 19 novembre presso le Manifatture KNOS di Lecce  il giornalista e4 co-fondatore di Giulio Rubino presenta il filone d’inchiesta di IrpiMedia sulle zone d’ombra e sulle attività dannose delle grandi multinazionali che si nascondono nella green economy italiana, europea e globale: il fenomeno del Greenwashing.

Alla base dell’indagine c’è il concetto che un modello economico di consumo, che ha una profonda necessità di essere rivoluzionato, sia di fatto costretto a rimanere se stesso a causa dei grandi investitori che spesso bloccano o modificano i processi decisionali.

Per questo, spiega Rubini, si sono concentrati sulle possibilità considerate nell’European Green Deal di decarbonizzare la mobilità dei trasporti: una complessa analisi sull’idrogeno di cui spesso si ignorano le due diverse tipologie di produzione e le implicazioni, fino all’elettrico, su cui è ad oggi attivo un confronto sulle capacità di estrarre e rigenerare il litio delle batterie elettriche. Spiega inoltre come il settore pubblico, assieme a quello privato, stentino ad avere una continuità d’azione a lungo termine, rendendo poco o per nulla efficaci le agende relative ad interventi urgenti come il clima ed il surriscaldamento globale.

I “Colori” dell’idrogeno ed i carburanti sintetici

Fra le diverse soluzioni proposte in tutto il Mondo, quelle che maggiormente attirano l’attenzione di grandi investitori e multinazionali sono l’Idrogeno Blu ed i carburanti sintetici, che ridurrebbero il rischio del ricatto occupazionale, individuato nella produzione di veicoli elettrici, a causa di una drastica riduzione di mano d’opera prevista nella produzione e manutenzione della mobilità di trasporto in questione.

L’idrogeno Verde, prodotto scindendo l’ossigeno nell’acqua a costi e tempi di produzione decisamente più alti di quello Blu, conviene agli investitori e tiene, peraltro, vivo il settore del gas naturale da cui si ricava la variante Blu. Uno dei problemi che questo carburante creerebbe è proprio lo stoccaggio dell’anidride carbonica, spesso inefficace e che, come emerge dall’indagine di Rubino, raggiunge costi ed inquinamenti superiori a quelli previsti.

Ancora al vaglio, l’opzione idrogeno cede infatti il posto alla produzione e sperimentazione dei carburanti sintetici, per l’appunto creati in laboratorio, che permetterebbero bassissime emissioni e costi contenuti all’utilizzatore, oltre a mantenere pressoché immutate le produzioni per macchinari e personale.

Il rovescio della medaglia, secondo l’inchiesta, sta proprio nella produzione su larga scala che rimpinguerebbe i tagli alle emissioni finali, inquinando nella produzione quanto i combustibili fossili, riportando a centrocampo la palla sulle alternative realmente verdi alla mobilità di trasporto.

Farm 2 Fork: Il lobbying pressante delle multinazionali

L’attività di lobbying in Europa (meno in Italia) è oramai tracciata e trasparente, difatti – spiega Rubino in riferimento all’inchiesta sulla F2F – le multinazionali ed i grandi gruppi finanziari figurano fra i più assidui frequentatori dei palazzi governativi, eclissando quasi del tutto l’azione dell’associazionismo, dei sindacati e di tutti i gruppi di interesse di minor portata economica.

La Farm to Fork Strategy è il modello adottato dal Green Deal Europeo per definire i criteri di riduzione delle emissioni di trasporto e di consumo del suolo, potenziando i mercati locali, l’efficienza idrica e le pratiche sostenibili della filiera agroalimentare in tutta Europa.

Questo modello viene continuamente modificato arrivando, ad oggi, ad un “compromesso al ribasso” fra le omissioni proprie della strategia e le condizioni di grandi allevamenti e delle grandi industrie dei mangimi. Seppur la Commissione Europea ascolti e cerchi di inserire le proposte di garanzia dei piccoli produttori, le multinazionali, le aziende con agricoltura o allevamenti intensivi e persino alcuni Paesi cercano di allargare le maglie di interventi necessari per rendere la filiera agroalimentare sostenibile dal produttore al consumatore (obbiettivo della strategia F2F).

“Il ruolo dell’Europa nella Transizione Ecologica”

L’Unione Europea si trova, per la prima volta dopo secoli, al centro della rivoluzione economica e culturale necessaria a quella Verde e Digitale. A favore di una rivoluzione rispetto al Capitalismo neoliberista ereditato dagli Stati Uniti, i Paesi d’Europa e l’Unione Europea propongono, infatti, nuove sfide e strumenti per un’economia verde. Bisogna fare, quindi, attenzione a questa importante partita, osservando come “non tutto ciò che è verde, è sostenibile”, che non è difatti solo il titolo della rassegna ma la sintesi di una realtà e di un ostacolo ad una efficace realizzazione di un nuovo modello economico. Purtroppo, la vecchia economia del fossile e del super-sfruttamento delle risorse naturali non volge al termine ma spesso muta e si trasforma nell’aspetto, nascondendo dietro “una pennellata di Verde” – spiega Rubino – un modello di produzione che rimane uguale a sé stesso: dalle monocolture per la produzione di cibi vegetariani e vegani, alle larghissime maglie di certificazioni per la pesca e l’allevamento.

È fondamentale, esorta Rubino, far sentire la propria voce nel mondo attraverso associazioni e sindacati come Copa-Cogeca, Coldiretti e Cia, che devono informare correttamente e prontamente i loro associati, facendo valere i diritti di aziende che portano avanti i valori di sostenibilità, piuttosto che concedere approssimative certificazioni ai grandi produttori nell’agroalimentare, così come nel campo dell’energia fossile. Concludendo, Giulio Rubino, rispetto alle implicazioni politiche delle diverse capacità di produzione energetica al vaglio, si fa un augurio: <<Un futuro di energia democraticamente divisa in cui ognuno possa avere il proprio “generatore verde”>>, rendendoci indipendenti da grandi aziende che operano sintesi e trasformazioni facendo anche dell’energia verde un proficuo commercio.

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  • Studioso e lavoratore della filiera agroalimentare e del turismo. Fermamente convinto nella qualità dei prodotti salentini, e nel valore che essi creano per il Paese intero. Studioso del fermento culturale ed economico del Mezzogiorno

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