Nella sede brindisina della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, istituzioni e imprese si sono confrontate durante la seconda tappa della Benefit Competition, iniziativa del Ministero delle Imprese e del Made in Italy pensata per dare visibilità a modelli di business capaci di tenere insieme crescita economica e beneficio per ambiente, territori e comunità. La giornata ha alternato momenti di approfondimento sul “modello benefit” e sessioni di pitch dedicate ai progetti finalisti.

Dieci anni di Società Benefit: dalla forma giuridica alla strategia di sostenibilità
Il confronto arriva in un momento simbolico: sono passati dieci anni da quando l’Italia ha introdotto le Società Benefit con la Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (commi 376-384), aprendo la strada a un’idea di impresa in cui lo scopo di lucro convive, “per statuto”, con finalità di beneficio comune. In questo quadro, il tema ESG smette di essere solo rendicontazione e diventa governance: perché il modello benefit chiede esplicitamente di bilanciare gli interessi dei soci con quelli degli stakeholder, individuare responsabilità interne sul beneficio comune e misurare i risultati nel tempo.

I numeri: crescita e “massa critica” del movimento benefit in Italia
Il contesto nazionale racconta un fenomeno ormai maturo: 5.747 società benefit in Italia al 31 dicembre 2025, di cui 946 femminili, con una crescita del 25,13% sull’anno precedente. I dati arrivano dall’Osservatorio sulle Società Benefit (Camera di commercio di Brindisi-Taranto e InfoCamere) e fotografano un modello che sta diventando infrastruttura del cambiamento, non più nicchia sperimentale.
ESG, trasparenza e misurazione: il “ponte” tra cultura benefit e nuovi standard europei
Per un magazine di innovazione sostenibile, il punto chiave è questo: il modello benefit rende strutturale ciò che l’ESG richiede nella pratica, cioè obiettivi dichiarati, azioni e metriche. La normativa prevede una relazione annuale d’impatto da allegare al bilancio, che descrive obiettivi e azioni sul beneficio comune, valuta l’impatto tramite uno standard esterno (con aree che includono governance, lavoratori, stakeholder e ambiente) e definisce i nuovi target per l’esercizio successivo.
E mentre cresce l’attenzione europea verso rendicontazione e comparabilità (si pensi agli ESRS) prende sempre più spazio il principio di doppia materialità: valutare sia gli impatti dell’impresa su persone e ambiente (impact materiality), sia rischi e opportunità che la sostenibilità genera per i risultati economico-finanziari (financial materiality). Un approccio che, di fatto, spinge le aziende a leggere l’ESG come strategia industriale e di rischio, non come adempimento.
Pitch e finalisti: vincono GenomeUp, BeNewtral e N&B Natural is Better
Dopo le presentazioni delle imprese finaliste davanti a una giuria territoriale, la tappa di Brindisi ha selezionato le tre realtà che accedono alla fase finale nazionale: 1) GenomeUp; 2) BeNewtral; 3) N&B Natural is Better. I progetti in gara rappresentano bene la varietà dell’innovazione sostenibile italiana: dal deep tech e uso avanzato dei dati, ai materiali a basse emissioni, fino alla valorizzazione di filiere locali e modelli di produzione/consumo più responsabili.

Foto: CCIAA BR-TA

