L’eco dei bombardamenti e della distruzione di Gaza è arrivato oggi fin su a Montecassino, l’Abbazia che oltre 80 anni fa ha conosciuto l’orrore della guerra e della devastazione. A portare la sua testimonianza nel Monastero fondato nel 529 d.C. da San Benedetto è stato il Patriarca di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa.
Il Padre Abate Dom Luca Fallica e tutta la Comunità benedettina dell’Abbazia, lo hanno accolto a Montecassino per la cerimonia di consegna del Premio Pacis Nuntius 2026. Un riconoscimento che gli era stato assegnato a marzo, durante le celebrazioni per il transito di San Benedetto. In quell’occasione il Cardinale era intervenuto in collegamento da Gerusalemme, essendo impossibilitato a tornare in Italia. Nel video aveva annunciato la sua visita nel Monastero, in occasione di quella che, per il Calendario ecclesiastico, viene riconosciuta come la festa di San Benedetto. Il Cardinale ha mantenuto la promessa.
Nel suo saluto, il padre Abate Dom Luca Fallica ha detto:
“Stiamo scandendo il cammino che ci condurrà a celebrare nel 2029 i 1500 anni dell’arrivo di san Benedetto su questo colle e della conseguente nascita di questa abbazia di Montecassino con alcune tappe incentrare su quattro cardini: pace, luce, comunione fraterna nella comunità e speranza. Il primo anno, che si conclude domani, 11 luglio, con la celebrazione della solennità di San Benedetto patrono d’Europa, è stato appunto incentrato sul tema della pace. Ed è proprio in questo percorso iniziale, che abbiamo pensato di istituire il premio Pacis Nuntius, assegnandolo a Sua Beatitudine il Card. Pizzaballa, il cui impegno per la pace è ben noto a tutti, anche a causa della drammatica situazione che attualmente grava sulla Terra santa. Pacis Nuntius, testimone, annunciatore, evangelizzatore di pace. Così San Paolo VI ha definito San Benedetto, proclamandolo patrono d’Europa, proprio qui a Montecassino, quando il 24 ottobre del 1964 è salito su questo Monte per consacrare la riedificata Basilica Cattedrale della nostra Abbazia. E lo ha fatto diventando lui stesso pellegrino di pace, per ricordare che erano stati gli uomini della pace a ricostruire queste mura che la guerra aveva distrutte. Testimone di pace è stato San Benedetto, lo è stato san Paolo VI, lo è ora il Card. Pizzaballa, al quale non può che andare la gratitudine nostra e degli uomini e delle donne della pace per quanto sta facendo, per le sue parole, i suoi scritti, i suoi gesti”.
L’attenzione della mattinata si è poi concentrata su quanto sta accadendo nel mondo ed in particolare in Terra Santa. “L’80 % di Gaza – ha raccontato il Cardinale Pizzaballa – è distrutta”. Parole che, pronunciate nell’Abbazia di Montecassino, rasa al suolo durante la Seconda guerra mondiale e simbolo del martirio bellico richiamano ferite ancora aperte. “Non ero mai stato a Montecassino – ha confessato il Patriarca di Gerusalemme – essere qui per la prima volta, in questo luogo così carico di storia, trasmette una grande emozione”. Significativo, emozionante e soprattutto carico di speranza il messaggio lanciato dal Cardinale. “Il cambiamento – ha detto – deve avvenire dal basso. Bisogna lavorare a livello sociale e culturale e soprattutto, lavorare insieme, fare rete. San Benedetto ci ricorda che dobbiamo impegnarci ciascuno nel proprio contesto. Ognuno ha il dovere di fare qualcosa di diverso. Tutti hanno le loro responsabilità, a cominciare dal linguaggio che è la prima forma di violenza alla quale stiamo assistendo. I confini tra gli stati e tra i popoli resteranno, ma devono essere luoghi d’incontro e di passaggio. Sicuramente il cambiamento non avverrà in poco tempo, ma se ci crediamo e lavoriamo per questo, la pace arriverà”.
L’omaggio musicale della Gendarmeria Vaticana nel Chiostro dei Benefattori
Al termine della cerimonia il Cardinale si è spostato nella splendida cornice del Chiostro dei Benefattori, dove ad attenderlo per un omaggio musicale c’era una rappresentanza della Banda Musicale del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, diretta dal Maestro Stefano Iannilli. Un momento di particolare intensità, perché le uscite della Banda al di fuori delle mura leonine restano estremamente rare e vengono concesse solo in occasione di eventi di particolare rilievo culturale, spirituale e istituzionale: un’eccezione che la Comunità benedettina e le istituzioni cassinati hanno voluto riservare proprio all’incontro con il Patriarca di Gerusalemme.
La Banda, ricostituita nel 2007 per volontà del Governatorato sulla scia della storica Banda della Gendarmeria Pontificia fondata nel 1851, riunisce oggi oltre cento musicisti volontari, diplomati nei conservatori italiani e provenienti da bande militari e civili di tutta Italia: un ponte, come è stato descritto, tra giovani appena usciti dagli studi e professionisti di lunga esperienza, tenuti insieme da un’unica missione, quella di comunicare attraverso la musica un messaggio di spiritualità e di servizio. Negli anni la formazione ha portato questo linguaggio in contesti di primo piano, dal Festival dei Due Mondi di Spoleto ai Musei Vaticani, da Castel Gandolfo a numerose iniziative internazionali dedicate al dialogo tra i popoli, con un repertorio che spazia dalla grande tradizione operistica italiana alle colonne sonore cinematografiche, fino alla musica sinfonica e contemporanea.
A coordinare l’impiego e la disciplina della Banda è il Vice Commissario della Gendarmeria Vaticana Mauro Colaiacomo, figura chiave nella riuscita dell’omaggio musicale di Montecassino. È stato lui, insieme a Gabriele Abbate, a rendere possibile la presenza della formazione pontificia nel Chiostro dei Benefattori, curando ogni dettaglio organizzativo e di protocollo che un’uscita così rara dal Vaticano richiede. Colaiacomo descrive la Banda non come una semplice formazione musicale, ma come una vera famiglia che si ritrova solo poche volte al mese e che, pur restando al servizio delle esigenze pastorali del Pontefice, sceglie con grande misura le occasioni in cui affacciarsi fuori dallo Stato della Città del Vaticano. L’intesa costruita in questi mesi tra Colaiacomo e Abbate ha aperto la strada anche al concerto integrale della Banda, con l’intero ensemble di 70 elementi, in programma il 12 luglio al Teatro Romano di Cassino, nell’ambito delle stesse celebrazioni per San Benedetto.
Gabriele Abbate: a 21 anni il coordinamento di un evento tra Cassino e il Vaticano
Dietro la macchina organizzativa che ha reso possibile sia l’omaggio musicale nel Chiostro dei Benefattori sia il concerto del 12 luglio al Teatro Romano c’è il lavoro del consigliere delegato Gabriele Abbate, referente del coordinamento organizzativo dell’intera iniziativa e punto di raccordo tra il Comune di Cassino, l’Abbazia di Montecassino, la Diocesi e le autorità vaticane. Un dato colpisce più di altri: Abbate ha 21 anni, ed è a questa età che si è trovato a costruire e reggere un coordinamento istituzionale tra il Comune, l’Abbazia e lo Stato della Città del Vaticano, muovendosi con la stessa naturalezza di chi vive il proprio territorio da sempre.
È proprio nel legame personale con Cassino e con l’Abbazia che nasce la spinta con cui Abbate ha voluto fortemente la realizzazione di questo progetto. Non un’iniziativa episodica, ma il frutto di una convinzione maturata in prima persona: che Cassino meritasse di tornare a essere un crocevia naturale tra la sua storia di città martire, la sua vocazione spirituale legata a Montecassino e il dialogo con le grandi istituzioni internazionali, a cominciare dallo Stato della Città del Vaticano. Il coinvolgimento della Banda della Gendarmeria Vaticana, prima nel Chiostro dei Benefattori e poi con il concerto integrale al Teatro Romano, rappresenta per Abbate la sintesi di questo percorso: un modo per restituire al territorio, attraverso la musica e la memoria condivisa della pace, un’occasione che difficilmente si ripete.
Per questo motivo Abbate ha seguito personalmente ogni fase dell’organizzazione, insieme al Vice Commissario Mauro Colaiacomo, costruendo un rapporto di fiducia che ha permesso di ottenere quanto raramente viene concesso fuori dalle mura leonine. Un impegno che si inserisce nel più ampio percorso di avvicinamento al 2029, anno del 1500° anniversario della fondazione dell’Abbazia di Montecassino, e che conferma la volontà di consolidare il ruolo di Cassino come luogo di incontro tra cultura, spiritualità e territorio.
L’adorazione della Santa Croce e il saluto finale
Al termine dell’intrattenimento musicale, un altro momento suggestivo: la scala che si affaccia sul chiostro del Bramante è stata interamente coperta con una bandiera della pace lunga 20 metri, realizzata completamente a mano. A conclusione della mattinata, il Cardinale si è recato nella Cappella delle Reliquie per l’adorazione della Santa Croce insieme ai Cavalieri del Santo Sepolcro, per poi scendere nell’Oratorio di San Giovanni Battista, dove si è raccolto in preghiera nel punto più vicino alla reliquia di San Benedetto.
L’appuntamento di Montecassino anticipa e prepara il concerto integrale della Banda Musicale della Gendarmeria Vaticana in programma il 12 luglio al Teatro Romano di Cassino: un’altra tappa dello stesso disegno, nato dalla collaborazione tra le istituzioni vaticane, l’Abbazia e il Comune, e reso possibile dal lavoro di raccordo portato avanti, a soli 21 anni, da Gabriele Abbate per il proprio territorio.
Contenuto e foto di Gabriele Abbate
Pubblichiamo integralmente un contributo inviato da Gabriele Abbate. L’articolo non costituisce un elaborato dalla redazione.

