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L’Osservatorio ESG dei Territori debutta a Roma alla Rome Future Week

A suggellare la nascita dell’Osservatorio ESG dei Territori sarà la conferenza “ESG dei territori e Società Benefit, KPI e impatto”, in programma il 26 settembre, alle ore 11.00 in Corso d’Italia 39 a Roma, nell’ambito della Rome Future Week 2026.

L’incontro è promosso congiuntamente da Next EU Associazione, attraverso l’Osservatorio ESG dei Territori, e dalla Fondazione Communia ETS, Rete permanente per i Beni Comuni e da ESG Italia Società Benefit.

Next EU coordina il percorso attraverso l’Osservatorio ESG dei Territori, nato per sviluppare indicatori, metriche e strumenti capaci di leggere gli impatti ambientali, sociali e organizzativi nelle comunità locali. La Fondazione Communia ETS porta il proprio contributo sui beni comuni, sulla partecipazione civica e sulla rigenerazione dei territori, mentre ESG Italia Società Benefit rafforza il confronto sul rapporto tra responsabilità d’impresa, beneficio comune, governance e rendicontazione dell’impatto.

La conferenza rappresenta il primo momento pubblico di un percorso nato per studiare la sostenibilità dei territori attraverso dati, indicatori e metodi di valutazione capaci di raccontare la qualità reale della vita locale. L’Osservatorio intende mettere in relazione ambiente, lavoro, servizi, inclusione, salute, formazione, partecipazione civica e capacità amministrativa, superando una lettura frammentata dei singoli fenomeni.

Il debutto durante la Rome Future Week colloca questa attività dentro una manifestazione dedicata alle trasformazioni che stanno cambiando Roma, le organizzazioni, il lavoro e la società. Una scelta coerente con la natura dell’Osservatorio, chiamato a produrre conoscenza utile e strumenti applicabili alle decisioni pubbliche e private.

Rome Future Week come laboratorio diffuso sul futuro

La Rome Future Week 2026 si svolgerà dal 21 al 27 settembre e porterà in diversi luoghi della capitale conferenze, incontri, laboratori, workshop e momenti di confronto dedicati al cambiamento. Il programma coinvolge imprese, associazioni, università, professionisti, centri di ricerca, realtà culturali e organizzazioni sociali.

La manifestazione rappresenta una settimana diffusa durante la quale Roma diventa uno spazio di osservazione e sperimentazione. Il futuro viene affrontato partendo da progetti già attivi, competenze presenti nei territori, idee imprenditoriali, pratiche culturali e nuove forme di partecipazione.

La Rome Future Week offre visibilità a chi prova a trasformare una ricerca, un’esperienza professionale o un progetto civico in una proposta concreta. Gli appuntamenti attraversano formazione, creatività, tecnologia, salute, ambiente, impresa, lavoro e trasformazione urbana. Il programma crea così connessioni tra mondi che spesso procedono lungo percorsi separati.

L’edizione 2026 ruota intorno al tema “Materia Prima”, un richiamo agli elementi dai quali prendono forma i cambiamenti. Conoscenza, talento, dati, relazioni, creatività e capacità di leggere i bisogni diventano materiali attraverso cui costruire nuove risposte. Gli ESG dei territori entrano in questa cornice portando una materia prima precisa, rappresentata dalle informazioni necessarie per capire cosa accade nelle comunità.

Dai dati alle decisioni

La conferenza del 26 settembre vuole aprire un confronto pratico sul modo in cui gli ESG territoriali possono migliorare le decisioni di amministrazioni, imprese, fondazioni, associazioni e organizzazioni sociali.

Misurare un territorio significa guardare oltre classifiche generali e valori medi. Significa riconoscere differenze locali, bisogni, capacità di risposta e relazioni che tengono insieme una comunità.

La nascita dell’Osservatorio ESG dei Territori parte da questa esigenza. Costruire strumenti capaci di leggere i luoghi e rendere visibili gli effetti delle scelte. La Rome Future Week offre lo spazio adatto per presentare questo percorso, metterlo alla prova e aprirlo al contributo di chi lavora ogni giorno sulla trasformazione dei territori.

KPI territoriali per leggere l’impatto e la vita reale

Gli indicatori ESG vengono spesso utilizzati per valutare imprese, investimenti e organizzazioni, pubbliche e private. La dimensione territoriale richiede uno sguardo diverso. Un Comune, una provincia o un’area interna racchiudono condizioni economiche, ambientali e sociali che cambiano anche nel giro di pochi chilometri.

Un valore medio regionale può nascondere differenze profonde. Due territori vicini possono avere livelli molto diversi di accesso alla sanità, qualità del trasporto pubblico, disponibilità di servizi educativi, occupazione femminile, qualità dell’aria e partecipazione civica.

La conferenza approfondirà KPI, metriche locali e dati comparabili per osservare ambiente, servizi, lavoro, inclusione, salute, formazione, qualità amministrativa, partecipazione, linguaggio simbolico e coesione sociale. Il punto riguarda la capacità di trasformare una massa di informazioni in una lettura comprensibile e utilizzabile.

Un indicatore diventa utile quando aiuta a riconoscere un problema, orientare una scelta e verificare gli effetti prodotti. Il numero di occupati, per esempio, racconta una parte della situazione. La qualità dei contratti, le retribuzioni, le differenze di genere, l’accesso alla formazione e la presenza di servizi di cura permettono di comprendere meglio il valore generato dal lavoro.

Lo stesso criterio vale per l’ambiente. La presenza di aree verdi offre un dato iniziale. Contano anche la loro distribuzione, lo stato di manutenzione, l’accessibilità, la distanza dalle abitazioni e l’utilizzo da parte delle persone. La misurazione territoriale richiede quindi indicatori capaci di aderire alla vita quotidiana.

Fondazione Communia e la cura dei beni comuni

La promozione congiunta della conferenza da parte della Fondazione Communia ETS rafforza il rapporto tra ESG territoriali e beni comuni. La Fondazione lavora sulla tutela e sulla valorizzazione di risorse che generano benefici condivisi, come capitale naturale, patrimonio culturale, conoscenza, welfare, infrastrutture e spazi urbani.

La cura dei beni comuni richiede dati capaci di descrivere accessibilità, utilizzo, stato di conservazione e valore prodotto per le comunità. Il recupero di un edificio pubblico, per esempio, acquista senso quando quello spazio torna a ospitare servizi, attività formative, iniziative culturali o occasioni di incontro.

La stessa valutazione può essere applicata a un parco, una biblioteca, un centro civico, un’area costiera o una rete di servizi sociali. La quantità delle risorse impiegate offre una prima informazione. La qualità degli effetti dipende dal modo in cui quelle risorse cambiano le condizioni delle persone e dei luoghi.

Gli ESG dei territori possono rendere visibili questi passaggi. Possono aiutare a capire dove le comunità possiedono una maggiore capacità di reazione, quali reti locali riescono ad attivarsi e quali aree presentano fragilità che richiedono interventi mirati.

Il contributo di ESG Italia Società Benefit

La presenza di ESG Italia Società Benefit amplia il confronto sul rapporto tra sostenibilità, responsabilità d’impresa e misurazione degli impatti. Il suo contributo porterà l’attenzione sul modello Benefit, sulla governance orientata al beneficio comune e sulla necessità di collegare gli impegni dichiarati a obiettivi verificabili, indicatori chiari e risultati leggibili.

Le Società Benefit possono offrire un riferimento concreto per le organizzazioni che intendono integrare finalità sociali e ambientali nella propria attività economica. La dimensione territoriale assume qui un peso preciso, perché ogni impresa genera effetti sul lavoro, sulle filiere locali, sull’uso delle risorse, sui servizi e sulle comunità nelle quali opera.

ESG Italia Società Benefit contribuirà quindi al dibattito sulla rendicontazione, sul bilancio di sostenibilità e sulla valutazione del beneficio comune. L’obiettivo riguarda la costruzione di strumenti capaci di rendere più credibile il legame tra strategia aziendale, impatto prodotto e qualità dello sviluppo locale.

Comunicare la sostenibilità con parole comprensibili

Una parte della conferenza sarà dedicata alla comunicazione della sostenibilità. Dati e indicatori acquistano valore pubblico quando vengono spiegati, contestualizzati e collegati a esperienze riconoscibili.

Dire che un territorio ha ridotto le proprie emissioni offre una prima informazione. Raccontare che il risultato deriva dalla riqualificazione energetica delle scuole, dal potenziamento del trasporto pubblico e dalla riduzione dei consumi negli edifici comunali permette di comprendere la natura del cambiamento.

La comunicazione incide anche sulla fiducia. Cittadini, lavoratori e comunità locali hanno bisogno di sapere quali impegni sono stati assunti, quali risorse sono state utilizzate e quali risultati sono stati raggiunti. Formule generiche e dichiarazioni prive di riferimenti misurabili alimentano distanza e scetticismo.

Gli indicatori devono quindi essere accompagnati da un linguaggio accessibile. La precisione tecnica resta necessaria, mentre la capacità di spiegare i numeri decide quanto quei dati potranno incidere sul dibattito pubblico e sulle scelte organizzative.

Il linguaggio simbolico rientra in questa lettura. Il modo in cui un luogo viene raccontato influenza la percezione esterna, la fiducia degli abitanti, l’attrazione di competenze e la disponibilità a partecipare. Una comunità descritta soltanto attraverso problemi e carenze rischia di perdere di vista capacità, esperienze e risorse già presenti.

Il bilancio di sostenibilità come strumento di gestione

Durante l’incontro il bilancio di sostenibilità sarà presentato come uno strumento capace di raccogliere dati, leggere gli impatti e dare continuità agli impegni assunti dalle organizzazioni.

Il suo valore supera la pubblicazione periodica di un documento. Il bilancio può diventare una base di lavoro per collegare obiettivi, attività, risorse, indicatori e risultati. Permette inoltre di individuare carenze informative e aree nelle quali gli effetti prodotti risultano inferiori alle attese.

Il confronto tra più annualità consente di osservare l’andamento delle scelte e di valutare la distanza tra dichiarazioni e risultati. Una rendicontazione credibile mostra ciò che ha funzionato, le criticità emerse e le correzioni introdotte.

La dimensione territoriale aggiunge un ulteriore livello di lettura. Un’organizzazione produce effetti sui luoghi attraverso l’occupazione, gli acquisti, i consumi, la mobilità, l’utilizzo delle risorse e il rapporto con la comunità. Inserire questi elementi nella rendicontazione permette di descrivere con maggiore precisione il valore generato.

Società Benefit e beneficio comune misurabile

Le Società Benefit rappresentano un modello organizzativo capace di collegare attività economica, beneficio comune, governance e valutazione dell’impatto. Queste imprese inseriscono nel proprio oggetto sociale finalità rivolte alle persone, alle comunità, ai territori e all’ambiente.

La relazione annuale di impatto obbliga l’organizzazione a descrivere le attività svolte, gli obiettivi perseguiti e i risultati raggiunti. Gli ESG territoriali possono rendere questa rendicontazione più aderente ai luoghi in cui l’impresa opera.

Un’azienda può misurare la qualità dell’occupazione generata, la presenza di fornitori locali, gli effetti ambientali delle attività, l’accessibilità dei servizi offerti e il contributo alla cura dei beni comuni. Gli indicatori permettono di passare dalle intenzioni dichiarate a risultati leggibili e verificabili.

Questo collegamento offre un riferimento utile anche alle imprese che stanno valutando l’evoluzione verso il modello Benefit. La scelta richiede obiettivi chiari, responsabilità interne e strumenti di misurazione coerenti. La semplice modifica dello statuto lascia poco segno quando manca un lavoro quotidiano sulla governance e sugli impatti.

Le voci della conferenza

La conferenza coinvolgerà competenze provenienti dall’università, dal giornalismo, dalla cultura, dalla divulgazione e dal terzo settore.

Marco Sponziello, docente dell’Università del Salento, direttore dell’Osservatorio ESG di Next EU, Ambasciatore del Patto europeo per il clima e manager dell’innovazione, affronterà il rapporto tra indicatori territoriali, misurazione e processi decisionali. Cinzia Rossi, presidente della Fondazione Communia, collegherà la misurazione degli impatti alla tutela, alla gestione e alla rigenerazione dei beni comuni. Milena Mariano porterà il proprio lavoro di divulgazione sui temi della parità di genere, della legalità e dell’inclusione. Pierre Marchionne, direttore artistico di Italia Green Film Festival, approfondirà il ruolo del linguaggio culturale e audiovisivo nella rappresentazione della sostenibilità. Paola Moscardino, giornalista Mediaset, contribuirà al confronto sulla qualità della comunicazione e sulla capacità di rendere accessibili dati e temi tecnici. Rosalia Castelli, co-founder di ESG Italia S.r.l. Società Benefit e membro dell’Osservatorio ESG dei Territori, offrirà il proprio contributo sui sistemi di valutazione, sull’integrazione dei criteri ESG nei processi organizzativi e sulla misurazione delle performance di sostenibilità.

La presenza di profili diversi permetterà di affrontare gli ESG dei territori attraverso numeri, racconto pubblico, cultura, diritti, responsabilità organizzativa e partecipazione.

Questi primi profili delineano già un confronto interdisciplinare, destinato ad ampliarsi con l’ingresso di altre competenze e nuove prospettive.

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