Next Eu Magazine

Stop ai rifiuti plastici. Nuove regole UE

Dal 21 novembre 2026 cambia una parte importante della gestione europea dei rifiuti. L’Unione europea bloccherà l’esportazione di rifiuti di plastica verso i Paesi fuori dall’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La misura arriva con il Regolamento UE 2024/1157 sulle spedizioni di rifiuti e punta a riportare maggiore responsabilità sulla gestione dei materiali prodotti e scartati all’interno dell’Europa.

La questione riguarda numeri rilevanti. Nel 2023 l’UE ha esportato 35,1 milioni di tonnellate di rifiuti, per un valore di circa 18,5 miliardi di euro. Il 49 per cento di questi flussi era diretto verso Paesi fuori dall’OCSE.

Dietro questi dati c’è un tema che riguarda direttamente economia circolare ed ESG. Spostare un rifiuto oltre confine può avere senso quando esistono impianti adeguati e filiere di recupero controllate. Diventa invece un problema quando il materiale arriva in territori con capacità di trattamento insufficienti, controlli deboli o sistemi di recupero poco affidabili.

Dal 21 novembre cambia la destinazione della plastica europea

Il passaggio più visibile riguarda i rifiuti plastici. Dal 21 novembre 2026 le esportazioni dall’UE verso i Paesi fuori dall’OCSE saranno vietate. La Commissione europea ha previsto questo blocco per due anni e mezzo. Dal 21 maggio 2029 i Paesi interessati potranno presentare una richiesta per ricevere nuovamente questi materiali, a condizione di rispettare i requisiti ambientali previsti dalla normativa europea.

Questa precisazione conta. Si tratta quindi di uno stop molto ampio, seguito da un eventuale sistema di accesso sottoposto a condizioni precise.

Già dal 21 maggio 2026 tutte le esportazioni di rifiuti plastici verso Paesi terzi sono sottoposte alla procedura PIC, acronimo di Prior Informed Consent, cioè consenso informato preventivo. Prima della spedizione servono quindi autorizzazioni e controlli legati alla tipologia di rifiuto, alla destinazione e al trattamento previsto.

Per le imprese significa conoscere con maggiore precisione dove finisce il materiale, chi lo riceve e quale trattamento viene effettuato.

Gli impianti esteri dovranno essere verificati

Un altro cambiamento arriverà il 21 maggio 2027. Le imprese europee che esportano rifiuti fuori dall’UE dovranno verificare attraverso audit indipendenti che gli impianti di destinazione gestiscano i materiali secondo criteri ambientalmente corretti. In presenza di un audit negativo, l’esportazione verso quell’impianto dovrà essere interrotta.

Qui il collegamento con gli ESG diventa molto concreto.

La E di Environmental riguarda la gestione delle risorse, la prevenzione dell’inquinamento, il recupero dei materiali e la riduzione degli impatti ambientali.

La S di Social entra in gioco quando una cattiva gestione dei rifiuti produce conseguenze sulle comunità locali, sulla salute e sulla qualità dell’ambiente in cui vivono le persone.

La G di Governance riguarda invece procedure, controlli, responsabilità aziendali, tracciabilità dei fornitori e capacità di documentare la destinazione effettiva dei materiali.

Il rifiuto smette così di essere un tema confinato al reparto ambientale. Entra nella gestione dei fornitori, negli acquisti, nei sistemi di controllo interno e nelle informazioni utilizzate per valutare le performance ESG dell’impresa.

DIWASS porta la tracciabilità sul digitale

Dal 21 maggio 2026 è operativo anche DIWASS, il Digital Waste Shipment System, il sistema digitale europeo dedicato alle spedizioni di rifiuti. La piattaforma sostituisce progressivamente procedure cartacee e permette lo scambio elettronico delle informazioni legate ai trasferimenti transfrontalieri.

Per autorità e imprese significa poter seguire meglio quantità, origine, destinazione e stato delle spedizioni. La Commissione punta anche a rendere più semplice l’attività di controllo e il contrasto ai traffici illeciti.

La tracciabilità ha inoltre un valore ESG diretto. Dichiarare quante tonnellate vengono avviate a recupero dice poco se manca la conoscenza della destinazione finale. Un sistema digitale rende più difficile perdere le tracce del materiale lungo la filiera e permette di costruire dati ambientali più verificabili.

Più economia circolare dentro l’Europa

Il Regolamento UE 2024/1157 manda anche un segnale industriale. Una parte maggiore dei materiali dovrà trovare sbocchi attraverso raccolta, selezione, riciclo, recupero e utilizzo di materie prime seconde.

La Commissione collega esplicitamente le nuove regole alla transizione verso l’economia circolare e alla disponibilità europea di materie prime secondarie. Una maggiore tracciabilità dei rifiuti può aiutare l’industria a conoscere meglio questi flussi e a ridurre la dipendenza da alcune materie prime provenienti dall’estero.

Per molte aziende il punto pratico sarà capire dove nasce il rifiuto e perché. Un imballaggio difficile da riciclare, uno sfrido produttivo elevato o un materiale composto da elementi difficili da separare rappresentano costi prima ancora di diventare rifiuti.

L’economia circolare parte quindi dalla progettazione del prodotto, dalla scelta dei materiali, dalla possibilità di riparare e recuperare componenti e dalla costruzione di filiere capaci di utilizzare materia seconda.

Sono elementi che incidono anche sulle performance ESG e sulla qualità delle informazioni ambientali portate nei report aziendali.

Cosa dovrebbero fare le imprese

La nuova disciplina rende utile una revisione concreta dei flussi aziendali. Occorre conoscere quantità e tipologie di rifiuti prodotti, verificare i soggetti incaricati della gestione, ricostruire le destinazioni finali e capire quali materiali possono essere ridotti, recuperati o reintrodotti nel ciclo produttivo.

Per un’impresa manifatturiera questo può significare lavorare sugli sfridi di produzione. Per chi utilizza molti imballaggi può voler dire ridisegnare packaging e materiali. Per le aziende che acquistano componenti da filiere internazionali significa invece raccogliere informazioni più affidabili sulla gestione del fine vita.

ESG Italia Società Benefit supporta le imprese nei percorsi ESG, nell’innovazione e nell’integrazione della sostenibilità nei processi aziendali, con attività che possono aiutare a trasformare temi come economia circolare, gestione delle risorse e misurazione degli impatti in interventi operativi e KPI verificabili.

Le nuove regole europee sui rifiuti plastici mostrano bene la direzione presa dall’UE. Meno possibilità di spostare altrove il problema e maggiore attenzione a tracciabilità, responsabilità dell’impresa e recupero dei materiali.

Per le aziende che vogliono capire come integrare economia circolare, ESG e innovazione nei propri processi, ESG Italia Società Benefit mette a disposizione competenze dedicate e percorsi di consulenza. Maggiori informazioni su www.esgitalia.it.

Vuoi ricevere la nostra Newsletter con le news su Innovazione, Sostenibilità ed ESG?

Non inviamo spam! Puoi saperne di più leggendo la nostra Informativa sulla privacy

Autore

close

Vuoi ricevere la nostra Newsletter con le news su Innovazione, Sostenibilità ed ESG?

Non inviamo spam! Puoi saperne di più leggendo la nostra Informativa sulla privacy

Condividimi sui Social Network!

Redazione

Redazione

Potrebbe anche interessarti...

Open chat
Ciao, siamo Next Eu. Ci occupiamo di promuovere innovazione e sostenibilità con l'Associazione e il Magazine. Se vuoi unirti a noi o proporre idee scrivici un messaggio qui