Liberare le persone dalle operazioni ripetitive, ridurre i passaggi manuali e lasciare più spazio ad attività che richiedono competenze, giudizio, relazione e valore.
Gli agenti di Intelligenza Artificiale possono eseguire sequenze di operazioni che oggi assorbono ore di lavoro umano. Recuperare informazioni da sistemi differenti, classificare richieste, aggiornare applicativi, gestire procedure standard, predisporre risposte, verificare dati e attivare altri software sono esempi molto concreti.
Su questa idea sta lavorando Tiledesk, startup pugliese nata nel 2021 in Salento, che ha raccolto 1,1 milioni di euro per sviluppare la propria piattaforma dedicata agli agenti AI e all’automazione dei processi aziendali.
Cosa sono gli agenti AI
Un agente AI è un sistema capace di ricevere un obiettivo ed eseguire più azioni per raggiungerlo. Va quindi oltre il chatbot tradizionale, che normalmente risponde a una domanda. Un agente può interrogare un database, leggere informazioni, utilizzare un software gestionale, trasferire dati tra applicazioni e chiedere l’intervento di una persona quando il processo lo richiede.
Un processo nel quale una persona copia continuamente informazioni da un sistema all’altro utilizza male il capitale umano. Se un agente AI svolge quella parte e il lavoratore utilizza il proprio tempo per analizzare dati, assistere un cliente o risolvere un problema, cambia la qualità stessa dell’attività.
Un ufficio amministrativo, per esempio, potrebbe utilizzare un agente per acquisire documenti, estrarre i dati necessari, controllare alcune informazioni e preparare il materiale destinato alla verifica finale di un dipendente. La persona evita una lunga sequenza di attività meccaniche e dedica tempo alla verifica, alla gestione delle anomalie e alle decisioni.
Tiledesk vuole rendere questa tecnologia facile da usare e accessibile a tutti. L’utente descrive in linguaggio naturale ciò che deve essere fatto e la piattaforma costruisce il flusso collegando agenti AI, strumenti digitali e sistemi aziendali.
Il round da 1,1 milioni
A dimostrazione che questo è il futuro, Tiledesk ha chiuso un seed round da 1,1 milioni di euro con la partecipazione di Zest, Vertis attraverso i fondi Vertis Venture 6 Digital Sud e Vertis Venture 7 Digital Puglia, e OpenT, joint venture tra Tinexta e Zest.

Una parte delle risorse sarà destinata allo sviluppo tecnologico della piattaforma e alla possibilità di costruire automazioni attraverso istruzioni espresse direttamente in linguaggio naturale.
La startup era nata concentrandosi sul customer care e ha progressivamente ampliato il proprio campo di applicazione. Tra le realtà con cui ha lavorato figurano Aruba e Regione Puglia, mentre gli ambiti interessati comprendono Pubblica Amministrazione, telecomunicazioni, manifattura, retail e operazioni IT.
L’operazione ha anche un valore territoriale. Una tecnologia sviluppata in Puglia entra in un mercato internazionale nel quale AI, automazione e gestione dei dati stanno convergendo rapidamente. Per il Mezzogiorno significa trasformare competenze digitali locali in prodotti tecnologici con potenziale industriale.
Il modello open-core e la governance dei dati
Uno degli elementi su cui Tiledesk costruisce il proprio posizionamento è l’architettura open-core. Una parte centrale della tecnologia resta aperta e può essere gestita con un grado maggiore di autonomia rispetto a piattaforme completamente chiuse.
Per un’impresa questo può significare maggiore controllo sull’infrastruttura, sui modelli di AI adottati e sui dati utilizzati nei processi. Vertis collega proprio questo elemento ai temi della sovranità tecnologica e della capacità delle organizzazioni europee di mantenere maggiore controllo sui propri sistemi digitali.
Qui entra il gioco il tema degli ESG, la G di governance. Governance digitale significa definire responsabilità, autorizzazioni, tracciabilità delle operazioni, sicurezza dei dati e criteri per l’intervento umano. Un agente AI inserito in un processo amministrativo o industriale deve avere confini chiari tanto quanto qualsiasi altra procedura aziendale.
Anche la componente Social entra nel quadro. L’automazione cambia mansioni e modalità di lavoro. Il valore dipende quindi dalla capacità di utilizzare l’AI per ridurre attività ripetitive, mantenere competenze umane nei passaggi delicati e accompagnare le persone verso nuovi ruoli.
La tecnologia può ridurre tempi, errori e passaggi manuali, ma il risultato ESG dipende dai dati. Un processo più veloce rappresenta un miglioramento operativo. Un processo che misura consumi, responsabilità, impatti sulle persone e qualità delle decisioni entra invece in una logica ESG più matura.
Per le imprese che stanno introducendo agenti AI diventa quindi utile collegare trasformazione digitale, governance e indicatori ESG fin dalla progettazione dei processi.

