Da un piccolo disegno nato per gioco a un viaggio tra arte, immaginazione e intelligenza artificiale: il progetto di Renato Basteri trasforma un nascondino in un invito a guardare il mondo con più attenzione.
All’inizio c’era soltanto una rana. Un piccolo disegno, un sorriso, una di quelle idee che nascono per gioco e alle quali non si chiede ancora di diventare qualcosa di grande. Poi, nella storia immaginata da Renato Basteri, quella rana si è innamorata di un’anatroccola così timida da cercare continuamente un posto dove nascondersi. E forse nessuno dei due poteva immaginare che, un giorno, i loro rifugi sarebbero diventati alcuni dei dipinti più celebri della storia dell’arte.
La rana si chiama René VANFROG: è verde, ha grandi occhi azzurri e porta gli occhiali blu. L’anatroccola è Julie, piccola e grigio scuro, con le guance rosse e il becco arancione. René ha voglia di incontrare il mondo; Julie, prima di mostrarsi, preferisce osservarlo da un angolino. Così il loro incontro è diventato un racconto e il racconto si è trasformato in VANFROG.ART.
Dietro questi personaggi c’è Renato Basteri, insegnante di sostegno presso la scuola secondaria di primo grado Alfieri Bertagnini di Massa e artista digitale. Il suo desiderio è avvicinare le persone all’arte attraverso una porta semplice: la curiosità. Non serve conoscere già il nome di un pittore o saper distinguere una corrente artistica per cominciare. Basta accettare un piccolo invito: fermati un momento, guarda questo quadro e aiutaci a trovare Julie.
Il nascondino che insegna a guardare
A un certo punto, nella loro avventura, René e Julie hanno trovato il posto perfetto per continuare il gioco: i quadri. Tra una piega del tessuto e un riflesso, dentro un dettaglio che sembra insignificante, l’anatroccola può scomparire senza andare troppo lontano. René la cerca e chiede aiuto a chi osserva.
Il meccanismo è immediato. Ogni giorno viene proposto un nuovo nascondiglio tra i capolavori; chi trova Julie per primo può scegliere, fra due proposte, l’opera della partita successiva. Il pubblico diventa così parte del racconto: non assiste soltanto alle avventure dei personaggi, ma contribuisce a deciderne il cammino.
Mentre gli occhi cercano l’anatroccola, però, accade anche altro. Ci si accorge di un’ombra, di una mano, di un oggetto appoggiato sul tavolo. Si torna su una zona dell’immagine che, a una prima occhiata, era passata inosservata. Il dipinto smette di essere uno sfondo e diventa un luogo da esplorare. Cercando Julie, si scopre quanto possa essere ricca una singola immagine.
È qui che il gioco incontra il lavoro educativo di Basteri. Non pretende di sostituire lo studio della storia dell’arte: offre una ragione per cominciare a osservare. E quando nasce una domanda, c’è già spazio per una storia.
L’arte da portare anche nelle chiacchiere fra amici
Alle immagini si accompagnano spiegazioni, curiosità, reel di approfondimento e la rubrica “L’Angolo del Prof”. Dopo aver cercato Julie, il pubblico può conoscere l’artista, la tecnica e i particolari dell’opera. Il tono vuole mantenere aperta la porta da cui si è entrati: quello della scoperta, senza soggezione.
L’idea è che qualcosa resti anche dopo aver chiuso il telefono. Una curiosità da raccontare a un amico, una domanda da fare a tavola, il desiderio di rivedere un quadro: “Sai che quel pittore…?”. L’arte può entrare nella vita quotidiana anche così, attraverso una conversazione che nasce spontaneamente. Un piccolo gioco può diventare l’inizio di un rapporto più personale con un’opera.
Un pennello nuovo, una storia umana
Per costruire questo universo Basteri utilizza l’intelligenza artificiale come un nuovo pennello digitale. Le immagini sono rielaborazioni guidate dalle sue idee, dalle scelte e dalle revisioni: è lui a immaginare il rapporto fra i personaggi e il dipinto, a decidere il nascondiglio, a costruire il racconto che accompagna la scena.
I capolavori di riferimento conservano i propri autori e la propria storia. VANFROG.ART li attraversa con i suoi personaggi, creando immagini nuove che invitano a tornare anche agli originali. La tecnologia diventa parte di un percorso creativo ed educativo, con la responsabilità di distinguere ciò che appartiene all’opera storica da ciò che viene aggiunto nella rielaborazione.
Quattro tappe dentro l’immaginazione
Il viaggio può cominciare dalla notte di Henri Rousseau. Ne La zingara addormentata il silenzio sembra avvolgere ogni cosa: il paesaggio, il sonno, la presenza del leone. Nella rielaborazione di VANFROG la rana entra delicatamente nella scena e si posa di lato, come contagiata dalla sua atmosfera sospesa. È facile immaginarla mentre chiude piano gli occhi, pronta ad abbandonarsi a un sonno tranquillo. Julie, invece, ha già trovato il proprio rifugio. Per scoprirlo bisogna lasciar vagare lo sguardo e concedersi un po’ di quella stessa calma.
Davanti a Magritte il gioco cambia. Ne Il figlio dell’uomo una mela nasconde il volto; nella versione VANFROG, René prende il posto della figura umana con i suoi occhioni azzurri e gli occhiali blu. Qualcosa si mostra e qualcosa continua a sfuggire. La ricerca dell’anatroccola diventa un piccolo incontro con il mistero dell’immagine: quanto vediamo davvero di quello che abbiamo davanti?
Nella Madonna col Bambino di Ambrogio Borgognone, René trova invece un abbraccio. La rana si affida alla mano che l’accoglie e sembra finalmente al sicuro, rilassata e fiduciosa. È una scena tenera, nella quale il personaggio fantastico incontra il gesto della protezione. Ma anche qui il racconto conserva una domanda: mentre René riposa, dove sarà andata a nascondersi Julie?
Poi arriva il vortice di Munch. In «Guarda che emozione mi provoci!», rielaborazione de L’urlo, l’emozione sembra attraversare il dipinto e spingere la rana verso il bordo della tela. Il personaggio rompe la solennità della scena, trasformando l’angoscia in un incontro sorprendente e contemporaneo. In mezzo a quel movimento, cercare il piccolo anatroccolo significa tornare a percorrere con gli occhi le linee e i colori dell’immagine.
Quando un piccolo sogno comincia a viaggiare
Quel gioco nato a Massa ha cominciato a trovare un pubblico sempre più ampio. Secondo i dati aggiornati comunicati dall’autore, il profilo Instagram @vanfrog.art supera oggi i 7.800 follower e le 137.000 visualizzazioni negli ultimi trenta giorni. Le rielaborazioni hanno trovato spazio anche in un libro disponibile su Amazon, mentre il percorso espositivo del progetto ha toccato Times Square a New York, Milano e Tokyo.
È il passaggio che rende questa storia così vicina a chiunque abbia custodito un’idea senza sapere dove lo avrebbe portato: prima si prova, poi qualcuno si ferma, guarda e decide di giocare. Da quel momento il sogno non appartiene più soltanto a chi lo ha immaginato. Cresce negli occhi delle persone che vi entrano.
René continua a cercare Julie. Lei continua a scegliere nascondigli impossibili. E noi, per aiutarli a ritrovarsi, impariamo a sostare un po’ di più davanti a un’opera d’arte. Forse il loro regalo è proprio questo: ricordarci che ci sono ancora meraviglie da scoprire, se troviamo il tempo di guardare.
Progetto e rielaborazioni digitali: Renato Basteri / VANFROG.ART.
Instagram: @vanfrog.art.

