La Fondazione con il Sud stanzia 4 milioni di euro per trasformare beni pubblici inutilizzati con valore storico-artistico in presidi identitari permanenti nei comuni del Sud con almeno 50.000 abitanti. Il bando promuove un modello di rigenerazione urbana che integra cultura, inclusione sociale e sviluppo economico attraverso partenariati pubblico-privati guidati dal terzo settore.
La nuova iniziativa della Fondazione con il Sud per la valorizzazione dei beni storico-artistici e culturali rappresenta una strategia articolata di rigenerazione territoriale che riconosce nel patrimonio culturale non solo un valore da tutelare, ma soprattutto uno strumento per attivare processi comunitari e rafforzare l’identità collettiva. L’intervento si concentra nelle aree urbane e periurbane più fragili di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, dove la riduzione dei servizi culturali alimenta marginalizzazione e perdita di attrattività.
Il deserto culturale come questione territoriale
I dati evidenziano una disparità strutturale profonda: nel Mezzogiorno la spesa pubblica pro-capite per cultura rimane inferiore del trenta percento rispetto al Centro-Nord, contribuendo a creare veri e propri deserti culturali nelle aree periurbane. Biblioteche, teatri e spazi sociali risultano assenti o sottoutilizzati, con la conseguenza che beni culturali anche ristrutturati non diventano luoghi di riferimento per le comunità. Questa situazione si riflette sul tessuto sociale ed economico: nonostante il settore culturale e creativo contribuisca per circa il 5,6% al PIL nazionale generando oltre 1,5 milioni di posti di lavoro, il Mezzogiorno fatica a intercettare queste opportunità.
Il bando risponde a questa criticità promuovendo la trasformazione di immobili pubblici con rilevante significato storico in spazi accessibili e aperti, percepiti come parte integrante della vita quotidiana del territorio. Non si tratta di semplici interventi di restauro, ma di processi che richiedono una nuova lettura e interpretazione dei luoghi attraverso il coinvolgimento attivo dell’intera comunità, garantendo che cultura e dimensione sociale si contaminino reciprocamente.
Partenariati territoriali per la sostenibilità
Il modello operativo consolidato dalla Fondazione negli anni attribuisce al terzo settore un ruolo centrale nella definizione delle strategie di tutela e valorizzazione, costruendo connessioni tra i beni e le dinamiche socio-culturali ed economiche locali. Ogni partenariato deve coinvolgere, oltre al soggetto responsabile del terzo settore, almeno altri tre partner tra cui necessariamente il Comune nel cui territorio insiste il bene e altri due enti del terzo settore. La partecipazione di imprese del tessuto locale e nazionale è incoraggiata non per la ricerca del profitto, ma per l’apporto di competenze e risorse finalizzate alla crescita comunitaria.
La sostenibilità economica nel tempo rappresenta un criterio valutativo fondamentale: i progetti devono sviluppare modelli organizzativi credibili capaci di generare risorse e garantire continuità operativa oltre la durata del finanziamento, che varia tra i trentasei e i quarantotto mesi. Il contributo massimo per singolo progetto può raggiungere i 600.000 euro, con un cofinanziamento monetario obbligatorio pari ad almeno il venti percento del costo totale, mentre almeno il sessantacinque percento del contributo deve essere gestito da enti del terzo settore.
Inclusione sociale e microeconomie comunitarie
Gli interventi devono favorire l’accesso alla cultura riducendo le barriere economiche e sociali, rendendo gli immobili beni comuni fruibili da tutti i cittadini con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. Parallelamente, i progetti devono sviluppare microeconomie locali sostenibili che generino inserimento socio-lavorativo di persone in condizione di fragilità, partendo dai bisogni e dalle potenzialità specifiche del territorio.
La strategia di intervento considera l’intero processo di valorizzazione nelle sue diverse dimensioni: dalla cantierabilità degli interventi di riqualificazione, che non possono superare il quaranta percento del contributo richiesto e devono concludersi entro dodici mesi, alla capacità di integrarsi con le politiche territoriali di rigenerazione urbana e promozione dell’offerta culturale. Gli spazi valorizzati devono trasformarsi in luoghi vissuti e inclusivi che stimolano la partecipazione attiva dei cittadini come co-gestori, ampliando l’offerta culturale anche per persone fragili e generando opportunità di incontro, crescita e sviluppo socio-economico locale sostenibile.
Un processo selettivo in due fasi
Il bando prevede una procedura articolata in due fasi distinte. La prima, finalizzata alla selezione delle proposte con maggiore potenziale impatto, valuta la coerenza con gli obiettivi, la qualità dell’impianto progettuale, la competenza del partenariato e l’affidabilità del soggetto responsabile. I progetti selezionati accedono alla seconda fase di progettazione esecutiva, durante la quale possono essere ridefiniti gli aspetti critici, rimodulate le attività, modificati i partenariati e sostituiti i referenti professionali attraverso un’interlocuzione diretta con gli uffici della Fondazione.
Solo al termine di questa fase la Fondazione assegna effettivamente i contributi, con la clausola che in assenza di proposte qualitativamente adeguate il bando possa concludersi senza erogazioni. Questa flessibilità garantisce che le risorse vengano destinate esclusivamente a progetti capaci di generare valore sociale ed economico concreto sul territorio, evitando interventi che rischierebbero di produrre ulteriori beni ristrutturati ma inutilizzati.
Verso una nuova geografia culturale del Sud
L’iniziativa della Fondazione con il Sud si inserisce in una visione strategica di lungo periodo che riconosce nella valorizzazione del patrimonio culturale uno strumento di contrasto alle disuguaglianze territoriali. I beni recuperati non devono rimanere realtà isolate, ma diventare motori di sviluppo delle microeconomie comunitarie e punti di riferimento per la vita sociale e culturale dei territori, contribuendo alla costruzione di quella infrastruttura culturale capillare che attualmente manca nelle aree più fragili del Mezzogiorno.
La scadenza per la presentazione delle proposte è fissata al 18 marzo 2026, attraverso la piattaforma online Chàiros. L’approccio metodologico richiede ai proponenti non solo competenze tecniche nella gestione di progetti complessi, ma soprattutto la capacità di immaginare e costruire processi partecipativi autentici, dove le comunità locali diventano protagoniste della reinterpretazione dei propri beni culturali, trasformandoli da testimonianze del passato a laboratori del futuro sociale ed economico del territorio.

