Il modello business “disruptive” delle Società Benefit

Una delle principali sfide odierne, è quella di favorire nelle imprese una consapevolezza maggiore rispetto all’impatto delle attività che esse hanno in termini di sostenibilità socio-ambientale.
Le imprese, i  professionisti, e le istituzioni pubbliche hanno un ruolo primario nel diffondere questa nuova cultura manageriale perché più vicini agli ideali e ai valori dei Millenials che rappresentano i futuri imprenditori e investitori, ma anche consumatori sempre più consapevoli della necessità di business più etici.

Oggi più che mai il bene dell’azienda è strettamente connesso con quello dei territori in cui opera e con quello delle loro comunità. Un modello virtuoso rispondente a questa urgente esigenza è quello della Società Benefit, che va oltre la veste giuridica dell’impresa tradizionale, per abbracciare motivi ancor più etici e sostenibili che la spingono a rimanere sul territorio. Si badi bene che non si tratta di una nuova forma giuridica societaria, o tanto meno di ente non profit, ma di una società commerciale “tradizionale”, quindi profit, che sceglie di assumere la qualifica giuridica di società benefit così come previsto dalla legge 208/2015, che ne ha introdotto la normativa.

Qui un mio contributo per conoscere cosa sono e come si diventa società benefit.

Autore

  • Dr.ssa Commercialista e Revisore legale, Professionista Benefit e della Sostenibilità. Componente della Commissione Bilancio Integrato e Sociale e della Commissione Startup, Microimprese e Settori Innovativi, Commissione Enti Non Profit e Cooperative Sociali dell’Ordine dei Commercialisti di Milano. Curatrice e co-autrice del quaderno 83 “Le Società Benefit” dell’Ordine di Milano. Svolge attività di consulenza fiscale, aziendale, di sostenibilità e accountability per imprese ed enti del terzo settore.

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